Governo Meloni: i consigli non richiesti di un “sindaco modello”

Milano

Dall’alto della sua gestione impeccabile e della sua esperienza come “primo cittadino modello”, Beppe Sala ha deciso che era giunto il momento di impartire qualche lezione di governo alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Intervenendo al Festival dell’economia del Foglio, il sindaco di Milano si è svestito dei panni comunali per indossare quelli del tutor politico, elargendo consigli non propriamente sollecitati sulla composizione dell’esecutivo.

L’attacco ai ministri e la “manifesta incapacità”

“Se dovessi dare qualche consiglio a Meloni, le direi di cambiare qualche ministro per manifesta incapacità, tipo Urso”, ha esordito Sala con la sicurezza di chi non teme confronti. Il sindaco ha poi rincarato la dose mettendo in dubbio le competenze tecniche del titolare del Mimit: “Come fai a fare il ministro dello Sviluppo Economico? Cioè, hai fatto il giornalista dei giornali di destra per una vita. Quando un imprenditore o manager si mette di fronte a te, ti guarda e dice: ‘ma di cosa parliamo?'”.

Secondo Sala, il dibattito politico attuale sarebbe impostato su temi inesistenti, citando come esempio il fatto che il presidente del Senato, Ignazio La Russa, abbia ospitato a Palazzo Madama la “famiglia nel bosco”.


La coerenza del mandato e il mormorio finale

Nonostante la foga critica, Sala ha voluto ribadire la sua visione sulla durata dei governi, rispondendo ai cronisti su un ipotetico voto anticipato: “Sono dell’idea che quando si prendono impegni con i cittadini e si viene eletti, si vada fino alla fine. Non evocherei le urne”. Ha poi concluso auspicando un cambio di agenda: “Manca ancora un anno e passa; se invece della famiglia nel bosco parlassimo di intelligenza artificiale, sarebbe già un passo avanti”.

Tuttavia, l’autorevolezza della lezione magistrale non sembra aver convinto tutti i presenti. A margine dell’evento, tra i corridoi, si è sollevato più di un mormorio ironico. Molti dei partecipanti hanno infatti scambiato battute pungenti sulla nota abilità di Sala nel scegliersi i collaboratori (con riferimento ad alcune figure chiave della sua giunta spesso finite nel mirino) e, soprattutto, sulla sua proverbiale tendenza a evitare responsabilità in prima persona quando le cose a Milano non girano esattamente per il verso giusto.

Ma guai a criticare il suo operato, le sue reazioni sono decisamente piccate “Discontinuità? Quando la destra è al governo non continua a invocare discontinuità. A sinistra evidentemente siamo più furbi. Molto più furbi”.

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