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Milano, crediti prescritti sulle case popolari: la sentenza che apre il vero problema

Milano

C’è una sentenza del Giudice di Pace di Milano che, letta senza forzature, afferma un principio molto semplice ma dalle conseguenze rilevanti: alcuni crediti legati agli alloggi popolari non sono più esigibili perché prescritti. Nel caso concreto si trattava di canoni risalenti al periodo 2008-2010, rispetto ai quali il giudice ha applicato una regola chiara: in assenza di atti interruttivi validi, il termine di prescrizione quinquennale è ormai decorso. Non si tratta quindi di una valutazione discrezionale o di una lettura estensiva, ma dell’applicazione lineare di un principio giuridico consolidato. Ed è proprio questa linearità a rendere la decisione particolarmente significativa.

Il punto centrale, infatti, non è il singolo caso ma il meccanismo che emerge con evidenza. Quando si arriva a richiedere somme a distanza di oltre dieci anni, il tema non è tanto la difesa processuale quanto la natura stessa del credito. Se nel frattempo non vi sono stati atti idonei a interrompere la prescrizione, quel credito è, dal punto di vista giuridico, già estinto. La sentenza, ottenuta dallo studio legale Boreatti-Colangelo & Partners in persona dell’avvocato Gennaro Colangelo, rende esplicito questo passaggio senza lasciare margini interpretativi. In altre parole, non si tratta di un’anomalia ma dell’emersione di una dinamica che può riguardare un numero molto più ampio di posizioni.

A questo punto la questione si sposta inevitabilmente su un piano più generale. Nel sistema dell’edilizia residenziale pubblica milanese, tra Comune e MM Casa, si parla da tempo di una massa di crediti complessiva che supera i 600 milioni di euro. Il tema non è più stabilire se esistano singoli casi di prescrizione, ma comprendere quale quota di questi crediti sia effettivamente ancora esigibile. Se una parte rilevante riguarda posizioni molto risalenti nel tempo e non correttamente interrotte, il problema assume una dimensione strutturale. Non è più una questione di contenzioso, ma di consistenza reale delle poste iscritte.

Un elemento che rafforza questa lettura è il ricorso sempre più frequente a soluzioni transattive su crediti di questo tipo. Quando si arriva a definizioni negoziali su posizioni molto datate, il dato che emerge è la difficoltà di sostenere integralmente la pretesa creditoria. Non è una valutazione soggettiva, ma un riscontro che deriva dalla pratica concreta. E questo si collega direttamente al punto giuridico chiarito dalla sentenza: un credito prescritto non è più esigibile, indipendentemente da come venga rappresentato. Da qui nasce una questione più ampia che riguarda la qualità e l’affidabilità dei dati contabili.

Il tema, quindi, non si esaurisce nella decisione del Giudice di Pace, ma si proietta sui bilanci e sulla gestione complessiva del patrimonio pubblico. Se una quota significativa dei crediti iscritti non è più recuperabile, si crea un disallineamento tra rappresentazione contabile e realtà giuridica. È su questo scarto che si concentra oggi il nodo vero della vicenda. La sentenza non chiude un contenzioso, ma apre una verifica necessaria sulla reale esigibilità dei crediti dell’edilizia pubblica milanese. E da questa verifica dipenderà la comprensione effettiva della tenuta del sistema.

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