“Apprendo che dopo 24 ore la cancellazione da Facebook di Davide Romano, Direttore del Museo della Brigata Ebraica, è diventata definitiva. Il suo profilo aveva oramai 4 milioni di visualizzazioni al mese e stava svolgendo una importante controinformazione sulla guerra in Iran, oltre a promuovere la conoscenza della malefatte di Hamas e dei palestinesi che coraggiosamente la contestano e vengono spesso emarginati se non uccisi dai ‘partigiani islamisti’.
A parlare è Alessandro De Chirico Consigliere Comunale di Forza Italia a Milano, che continua “Negli anni 30 del secolo scorso in Germania e poi in Italia per fare stare zitti gli ebrei c’era un metodo molto semplice: caricarli su un treno e farli sparire in un campo di concentramento come quello di Auschwitz.
Oggi viene da chiedersi se siamo di fronte a uno squadrismo antisemita digitale, magari sotto forma di guerra ibrida di forze straniere nemiche dell’Occidente, che prima di arrivare alla cancellazione fisica passa da quella digitale.
In un paese dove i giornali sono poco letti e tanti si informano oramai grazie ai social questo non è un rischio solo per Davide Romano o anche solo per la comunità ebraica milanese, ma potrebbe essere un grosso pericolo per l’intera democrazia italiana perché non c’è democrazia dove non c’è anche conoscenza.”
A comunicare il fatto era stato lo stesso Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano, che ha commentato la rimozione del suo profilo personale su Facebook dopo la condivisione di un contenuto “che riportava un fatto storico documentato: un telegramma inviato da Heinrich Himmler al Gran Mufti di Gerusalemme durante la Seconda guerra mondiale”
Romano trova l’accaduto ” grave e paradossale. Sono ebreo e dirigo un museo dedicato alla Brigata Ebraica , che ha combattuto contro il nazismo. È del tutto naturale che io possa e debba parlare del nazismo in chiave storica e critica. Nel caso specifico ho semplicemente riportato il testo di un documento storico – un telegramma sequestrato dall’esercito americano nel 1945 – senza aggiungere commenti personali”.
“Il provvedimento è stato notificato come “misura di sicurezza” per presunte violazioni delle regole della community. Il profilo, che contava circa 13.000 follower e 4 milioni circa di visualizzazioni mensili, risulta al momento non visibile”. Romano sottolinea inoltre “un’evidente contraddizione nelle politiche di moderazione delle piattaforme social: negli ultimi anni il mio profilo è stato quotidianamente bersaglio di haters che mi hanno scritto centinaia insulti antisemiti anche molto pesanti. Quei contenuti sono rimasti online. Al contrario, viene rimosso un post che si limita a citare un fatto storico relativo al nazismo”. “Se non è più possibile parlare di storia, documenti e rapporti tra figure del periodo nazista senza rischiare la censura, allora il problema riguarda la libertà di informazione e il diritto al dibattito pubblico. Si auspica che il profilo possa essere ripristinato con decorrenza immediata, ristabilendo il diritto a discutere e divulgare fatti storici documentati”.
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