“Elena vi saluta”: l’ultima, intensa canzone di Ivano Conti.

Cultura e spettacolo
Intervista al cantautore

Una notizia di cronaca può scivolare via tra le tante che ogni giorno affollano i siti e le pagine dei giornali. A volte, però, una sola riga è sufficiente a fermare lo sguardo e a lasciare una traccia profonda. È quello che è accaduto al cantautore Ivano Conti quando, leggendo il titolo “Solo in otto al funerale”, si è imbattuto nella storia di Elena Gurgu, una giovane morta suicida nel carcere di Sollicciano.

Da quell’incontro casuale con una notizia è nata Elena vi saluta, una canzone che restituisce voce e memoria a una vita che rischiava di essere dimenticata. Senza giudizi né accuse, il brano affronta temi delicati come la solitudine, l’invisibilità sociale e la disperazione che può annidarsi dietro le mura di un carcere, interrogando allo stesso tempo la coscienza collettiva.

In questa intervista Ivano Conti ci racconta come è nato il brano, il senso di responsabilità nel trasformare una vicenda drammatica in musica e il ruolo che una canzone può avere quando decide di guardare la realtà negli occhi. Perché, anche quando non cambia il mondo, la musica può almeno impedirgli di dimenticare.

Ivano, un giorno ti sei imbattuto in una notizia di cronaca che tra tante altre ti ha colpito.

Era fine settembre del 2025. Il titolo diceva “Solo in otto al funerale”. Quel titolo mi ha mosso dentro, percé mi sono domandato chi potesse meritare che così poche persone pregassero per lui o per lei in quel momento. Ho scoperto che era Elena Gurgu, una giovane ragazza morta suicida in carcere a Sollicciano.

Perché proprio quel dettaglio ti ha colpito così profondamente?

Perché credo che anche il più disgraziato dei delinquenti meriti di trovare misericordia e compassione nel suo ultimo momento.

Hai scritto una canzone che parla di questo, perché?

Il suo gesto estremo di togliersi la vita era un gesto che nel tempo poteva essere dimenticato anche da quei pochi al funerale, così ho promesso che avrei fatto per lei l’unica cosa che sapevo fare perché non fosse dimenticata – per lo meno da me – cioè scriverle una canzone.

Che responsabilità si sente un artista quando racconta una storia vera e così delicata?

Raccontare una vita vuol dire rendersi partecipe di quella vita, e anche se non ho mai conosciuto Elena di persona, mi sono reso conto che parlare di lei avrebbe voluto dire che da quel momento in poi tra noi si sarebbe creato un legame e che io avrei avuto una grande responsabilità.

Hai scelto un tono sobrio, senza giudizi né accuse.

Non avevo tanti elementi per raccontare, se non quanto letto dagli articoli. Non volevo giudicare il gesto di Elena, ma mostrare il suo bisogno di una vita vera e allo stesso tempo denunciare una situazione di degrado civile che porta molti carcerati a togliersi la vita.

Il ritornelloQuando la speranza non ha futuro…”  racchiude il cuore del brano. Come è nato?

Banalmente, è stata la rima con la frase successiva “Resta soltanto una scritta sul muro”, un muro che è sia materiale che metaforico. Un muro che impedisce a chi si trova chiuso dall’altra parte di poter sperare in una vita migliore.

La frase reale Elena vi saluta” è semplice ma potentissima.

È quello che Elena ha lasciato. Aveva scritto su quel muro proprio questo: “Elena, vi saluta”. Il suo nome, in particolare, ha voluto che ci fosse e fosse letto. E poi il suo saluto. Non ha incolpato nessuno, ma semplicemente ha voluto lasciare un “ciao” come chi apre una porta e si incammina fuori salutando chi è dentro.

Questa canzone parla di Elena, ma anche di chi vive ai margini. Quanto ti sta a cuore il tema dellinvisibilità?

Mi stanno a cuore le persone lasciate sole nella disperazione. Siamo tutti attenti solo al nostro piccolo mondo, e magari crediamo di essere sociali perché siamo molto attivi sui social e non ci accorgiamo di chi ha bisogno anche solo di un saluto di persona o di una parola che porti gratificazione e ci dica che siamo voluti. Ecco, Elena ha fatto anche questo… nel suo andarsene ha fatto compagnia a chi è restato.

Pensi che la musica possa restituire dignità a chi viene ridotto a una notizia di cronaca?

Si sottovaluta molto il potere della musica, a tutti i livelli. Quella che amo ascoltare e scrivere è quella che provoca e si fa provocare della realtà di tutti i giorni. La musica non cambia la realtà, ma può giudicarla.

Scrivere questo brano ti ha cambiato interiormente?

Sì. È una di quelle canzoni che fin dalla prima nota ti sta dicendo che tu, autore, avrai il compito di non soffocarla ma lasciarla volare.

Cosa ti auguri che provi chi lo ascolta?

Spero il pensiero e la commozione spronino l’attivismo e la concretezza affinché nessun altro compia un gesto come quello di Elena.

Se potessi rivolgerti oggi a Elena, cosa le diresti?

Le ho promesso una canzone, per cui le direi semplicemente: “Ti piace la canzone che ho scritto per te?”.

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