Milano, in piazza della Scala un grido universale per le donne che il mondo ignora

Milano

Così la Giornata Internazionale della Donna si  è trasformata in un presidio di resistenza e libertà.

Il presidio che l’8 marzo ha animato il cuore di Milano, piazza della Scala, non si è limitato alle celebrazioni di rito o al simbolismo di una mimosa, ma ha scelto di dare voce a chi oggi vive nel silenzio della repressione.

Promosso dal movimento “Voci di donne dimenticate” insieme a oltre trenta associazioni, la manifestazione in piazza della Scala ha riunito storie di resistenza che superano ogni confine geografico. Dalle donne iraniane a quelle ucraine, dalle realtà afghane a quelle israeliane, il messaggio è stato univoco: i diritti femminili non sono negoziabili e non possono essere chiusi nei recinti delle appartenenze politiche.

In una piazza vibrante di inni e testimonianze, la musica del tenore Ramtin Ghazavi ha accompagnato i racconti di chi porta addosso il peso della guerra e dell’esilio. Accanto alle realtà italiane, le diaspore venezuelane, georgiane e curde hanno manifestato una determinazione ostinata, ricordando che la difesa della libertà richiede una presa di posizione netta. Sul palco, attiviste come Rayhane Tabrizi e figure istituzionali come Daniele Nahum hanno sottolineato l’importanza di una solidarietà trasversale che non accetta compromessi quando si tratta di dignità umana.

Non sono mancate le riflessioni sulla responsabilità collettiva, come sottolineato dal senatore Ivan Scalfarotto nel richiamare la necessità di una partecipazione sempre più numerosa per difendere conquiste che non possono essere date per scontate. Grazie al coordinamento di realtà come Free4Future e Uami, la manifestazione ha ribadito che Milano resta un presidio fondamentale per la libertà di espressione e per i diritti civili. Questo è un femminismo che sceglie di non dimenticare, trasformando l’8 marzo in un atto concreto di sorellanza universale per tutte le donne che il mondo sembra aver già cancellato.

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