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Milano, la CGIL ospita il “pacifismo” filorusso: il copione non cambia mai

Milano

Si preannunciano polemiche per l’incontro “Democrazia in tempo di guerra” organizzato dal Coordinamento per la Pace Milano e previsto il 13 marzo alle 20.30 presso la CGIL, Camera del Lavoro di Milano, in corso di Porta Vittoria.

L’iniziativa vedrà la partecipazione in presenza dello storico delle dottrine politiche Angelo D’Orsi e della diplomatica Elena Basile, mentre sono previsti collegamenti da remoto con l’ex deputato Alessandro Di Battista e con l’attore Moni Ovadia.

Secondo gli organizzatori, l’incontro intende offrire un momento di riflessione “in un contesto nazionale e internazionale segnato da conflitti armati, politiche di riarmo e crescente censura nel dibattito pubblico”, affrontando temi come la libertà di espressione, la partecipazione politica e l’attuazione dei principi costituzionali.

Ma già prima di svolgersi l’evento ha acceso una dura polemica politica.

Il caso D’Orsi: dalle polemiche italiane alla tv di Stato russa

Il titolo dell’incontro ricalca quello del discusso convegno torinese che, dopo l’annullamento in un teatro della città, si è poi tenuto al Palasport con la partecipazione dello storico Alessandro Barbero.

A suscitare le critiche più forti è però soprattutto la presenza di Angelo D’Orsi, da tempo al centro di polemiche per alcune prese di posizione sulla guerra in Ucraina.

Di recente lo storico è stato ospite del giornalista russo Vladimir Soloviev sul canale statale Rossija 1, dove ha pronunciato dichiarazioni controverse, tra cui l’affermazione secondo cui alcune leader europee – citando la vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas – sarebbero “eredi, anche sul piano biologico, di nazisti e fascisti”.

Nel 2025 D’Orsi aveva inoltre partecipato a una serata per l’anniversario dell’emittente RT al Teatro Bolshoj, evento durante il quale era intervenuto anche il presidente russo Vladimir Putin.

Sempre nello stesso anno, all’Università Università Federico II di Napoli, un incontro a cui partecipava lo storico si era concluso tra tensioni e contestazioni da parte di attivisti pro-Ucraina, tra cui il presidente di Più Europa Matteo Hallissey.

Le accuse: “Narrative allineate al Cremlino”

Tra le voci più critiche c’è quella di Federica Valcauda, esponente di Europa Radicale, che parla apertamente di un’iniziativa che rischia di andare oltre il semplice dibattito accademico.

Secondo Valcauda, i relatori scelti “hanno assunto negli ultimi anni posizioni sempre più allineate alla narrazione del Cremlino sulla guerra d’aggressione contro l’Ucraina”. La tesoriera di Europa Radicale cita esplicitamente l’intervista a Soloviev e la partecipazione agli eventi legati a RT come segnali di una vicinanza alla propaganda russa.

Per questo l’associazione annuncia iniziative pubbliche nelle prossime settimane per portare anche a Milano il tema della guerra ibrida, ritenuto oggi centrale nel confronto politico europeo.

La posizione della Camera del Lavoro

Interpellata sulla vicenda, la Camera del Lavoro di Milano ha preso le distanze dall’iniziativa.

La struttura sindacale ha precisato che si tratta di un evento organizzato autonomamente dal soggetto promotore, senza patrocinio né coinvolgimento nella scelta degli ospiti o nella definizione del programma. In sostanza, la Camera del Lavoro avrebbe semplicemente concesso in affitto uno spazio.

La posizione ufficiale della CGIL, si legge nella nota, rimane quella storicamente dichiarata: ripudio della guerra, sostegno al diritto internazionale e difesa dei diritti dei popoli.

Il ritorno di un vecchio copione

La polemica milanese riapre tuttavia una questione più ampia: il rapporto di una parte della sinistra italiana con la Russia e con le narrazioni geopolitiche provenienti da Mosca.

Per i critici dell’iniziativa, non si tratta di un episodio isolato ma dell’ennesima riproposizione di un copione già visto durante la Guerra fredda. Con una differenza: se un tempo il sostegno politico o culturale all’Unione Sovietica era esplicito, oggi assume forme più indirette e spesso si presenta sotto la bandiera del pacifismo o della critica al riarmo occidentale.

Secondo questa lettura, la vicenda dell’incontro del 13 marzo mostra come alcune organizzazioni continuino a offrire spazio a posizioni che minimizzano o relativizzano l’aggressione russa all’Ucraina.

Un fenomeno che, per molti osservatori, conferma una continuità storica: cambiano i linguaggi e le giustificazioni, ma il riflesso politico rimane lo stesso. Il copione si aggiorna, le maschere si moltiplicano — ma il regista, per qualcuno, continua a essere sempre lo stesso: Mosca.

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