IL CANTIERE DEL DIRITTO CONDOMINIALE: il Condominio Digitale sotto assedio. Dialogo sulla Cassazione n. 36576/2025 e lo stalking di pianerottolo.

Attualità
Nel mio ufficio affacciato sul cortile interno, la geom. Piera Bozzola — amministratrice esperta, abituata al caos controllato del vivere condominiale — mi fissa con un’espressione a metà tra sollievo ed inquietudine. «Hai letto la Cassazione di novembre? La n. 36576/2025? Cambia tutto.»

Confermo. La sentenza segna davvero una faglia nella giurisprudenza sul vicinato. «Ciò che mi colpisce» prosegue la geom. Bozzola, «è che la Corte dice chiaramente che la reciprocità dell’aggressività non salva nessuno. Non puoi più difenderti dicendo: eh, ma litigavamo entrambi

La sentenza della Corte di Cassazione, Sez. V penale, del 10 novembre 2025, n. 36576, dispone infatti che ciò che conta è l’effetto sulla vittima: paura, ansia, vita quotidiana stravolta. «È un ribaltamento» le rispondo. «Il condominio non è più il teatro dei dispetti tollerati. Diventa un luogo dove la dignità personale vale quanto in strada o al lavoro.»

E finalmente qualcuno lo dice.

«E poi c’è la tecnologia…» aggiunge Piera, ruotando lo schermo del suo tablet verso di me. Telecamere, citofoni smart, app condominiali, sensori. Un piccolo arsenale digitale che abita i pianerottoli condominiali più di quanto ammettiamo.

La sentenza non parla esplicitamente di device, ma il principio è lì, pronto ad essere applicato. Se si usa la tecnologia per controllare, pedinare, intimidire, alterare la libertà altrui, si è dentro la logica persecutoria.

Racconto un caso che ho seguìto di recente: telecamera orientata sulla porta del vicino, registrazione continua dei movimenti, messaggi velati del tipo “so quando esci e quando rientri”. La geom. Bozzola annuisce con preoccupazione: «È il lato oscuro del condominio digitale. Ogni condomino diventa, potenzialmente, un osservatore costante”. Ed aggiunge «La videocamera non è un problema. Il problema è perché la metti e come la usi.» Ed ha ragione.

Si scivola nell’illiceità quando la videosorveglianza viene installata per “tenere d’occhio” un vicino; è puntata verso porte, finestre, balconi; viene usata per raccogliere informazioni sulla vita privata; diventa un mezzo per intimidire (“ho tutto registrato”); viene attivata senza informativa o in violazione delle regole di riservatezza. Il tutto in un contesto già conflittuale.

La Cassazione fornisce la cornice giuridica: se la condotta è reiterata, invasiva e idonea a generare ansia, non c’è più tecnologia innocente. A quel punto, non si sta sorvegliando, si sta molestando.

La sentenza n. 36576/2025 non parla solo ai tribunali. Parla agli amministratori e agli stessi condomini. L’ Amministratrice lo riassume con una chiarezza disarmante: «È finita l’epoca del “sono cose tra vicini”. Ora sappiamo che alcuni di quei comportamenti sono reati.»

Il Condominio diventa una piccola arena dei diritti: libertà personale, dignità, riservatezza, sicurezza.

Non esistono più zone grigie. Non esiste più la scusa della prossimità fisica.

Prima di congedarsi, la geometra chiude il tablet e dice: «D’ora in poi, quando qualcuno mi parla di telecamere, chiederò sempre: per sicurezza o per controllo?» È questa, in fondo, la lezione che la sentenza ci consegna.

Il Condominio Digitale è un luogo dove i diritti non si sospendono mai. La tecnologia amplifica tutto: sicurezza e persecuzione, tutela ed abuso. E la Cassazione n. 36576/2025, di fatto, lo afferma senza esitazioni. Se la tecnologia diventa arma di molestia, il diritto interviene. Ed il pianerottolo torna ad essere uno spazio di libertà, non di sorveglianza.

Avv. Simona Maruccio

simona@maruccio.it

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