La pace e la bellezza e i giochi con le nuvole e tanti bimbi, nel Paradiso degli innocenti.
Diana è morta, in casa, sola, abbandonata come una bambola inutile, inconsapevole di essere protagonista di un omicidio inspiegabile, probabilmente sedata, già nel sonno dei predestinati. Aveva 18 mesi, senza sorrisi, senza lamenti, senza pianti, neppure quando la fame e la sete le hanno divorato la vita. Così dicono: note di cronaca per la sofferenza di un angelo che nessuno conosce, freddi resoconti che non possono spiegare l’angoscia di un cuore dimenticato.
Succede a Milano e pare inverosimile, assurdo, inspiegabile perché assurdo, inspiegabile è la volontà di una madre, del suo presunto amore, della sua dovuta dedizione.
Oggi sul cancello d’ingresso di via Parea 15/20, nel quartiere Ponte Lambro alla periferia di Milano, qualcuno ha appeso dei palloncini bianchi, e alla finestra ci sono ancora gli abitini della piccola Diana stesi ad asciugare, è stata organizzata una veglia e una fiaccolata.
Milano ricorda, ma non era la prima volta che la bimba veniva abbandonata nel lettino con soltanto un biberon di latte e acqua. Ma questa volta la cronaca spiega: la piccola Diana non ce l’ha fatta. Sul suo corpicino evidenti segni di una forte disidratazione e di denutrizione.
Ancora la cronaca spiega: quel gesto sarebbe dettato da una volontà di disinteressarsi della bambina, frutto di una
relazione clandestina. Nessuno sa dove la piccola sia nata, né chi sia il padre. Non è nessuno degli uomini con cui la donna, separata e con un nuovo fidanzato, aveva stretto un legame negli ultimi anni. La donna ha sostenuto di non essersi resa conto di essere rimasta incinta e di aver anche partorito in casa, senza che il padre lo sapesse. E racconta di aver riaccompagnato il compagno a Milano per lavoro, non ha nemmeno messo piede in casa. Si è comportata come se la piccola non fosse esistita. Aggiungendo che già altre volte, specialmente nei weekend, l’aveva lasciata da sola e la bimba era sopravvissuta. Non è stato così mercoledì mattina.
Una piccola indesiderata, un intralcio nel quotidiano, un ostacolo per coltivare incontri nuovi. La madre ha 38 anni, un mondo costruito di auto giustificazioni, bugie per custodire una vita di egoismi, la parvenza di una realtà soggettiva. E meraviglia l’abisso della sua solitudine non compresa e l’assenza totale di un aiuto, di una parola di partecipazione.

Soggettista e sceneggiatrice di fumetti, editore negli anni settanta, autore di libri, racconti e fiabe, fondatore di Associazione onlus per anziani, da dieci anni caporedattore di Milano Post. Interessi: politica, cultura, Arte, Vecchia Milano