Infortuni lavoro, da inizio anno in Lombardia 101 morti e oltre 75mila denunce

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Sono 101 le denunce di infortunio mortale registrate in Lombardia nei primi otto mesi del 2026, contro le 97 dello stesso periodo del 2025. Di queste, 76 riguardano incidenti avvenuti in occasione di lavoro, rispetto ai 68 dell’anno precedente. Le denunce complessive di infortunio sono 75.293, in aumento del 6,6%, mentre le malattie professionali raggiungono quota 3.556, con una crescita dell’8,2%. I dati sono stati diffusi dalla Uil Lombardia sulla base delle rilevazioni Inail.

Milano registra il numero più alto di infortuni in valore assoluto: 25.176 denunce (+6,6%) e 26 morti sul lavoro, lo stesso numero del 2025. Segue Brescia con 10.759 infortuni (+5,9%) e 22 decessi, contro i 18 dell’anno precedente. Sul fronte degli aumenti percentuali degli infortuni, il dato più alto è quello di Pavia, con 3.321 denunce e una crescita del 10,1%. Seguono Como con 3.795 denunce (+9,2%), Lodi con 1.668 (+8,6%) e Monza e Brianza con 5.257 (+8,4%). Gli infortuni risultano in aumento in tutte le dodici province lombarde.

Per le malattie professionali, le denunce crescono soprattutto a Mantova, dove passano da 161 a 294 (+82,6%). Aumenti si registrano anche a Sondrio (+77,8%) e Lecco (+45,9%). Per quanto riguarda i settori economici, la manifattura registra 10.079 denunce di infortunio (+1,6%), seguita da trasporto e magazzinaggio con 4.302 (+1,7%), sanità e assistenza sociale con 4.091 (+8,3%), commercio con 4.085 (+4,7%) e costruzioni con 3.834 (+1,9%). Gli aumenti percentuali più elevati tra i settori riportati riguardano l’istruzione, con 1.777 denunce (+14,4%), e la sanità e assistenza sociale (+8,3%). In crescita anche i servizi di supporto, con 2.835 denunce (+5,5%), e alloggio e ristorazione, con 2.327 (+6%). Uil Lombardia chiede un rafforzamento delle misure di prevenzione e controlli sull’efficacia delle tutele nelle imprese.

“Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale ed economica – spiega il segretario lombardo del sindacato Antonio Albrizio – che non può più essere affrontata con i soliti appelli di circostanza. Quando un lavoratore esce di casa e non vi fa ritorno perché le norme di sicurezza sono state scarificate sull’altare del profitto, della velocità e dei subappalti a cascata, non parliamo di una fatalità o di una tragica disgrazia, ma di un vero e proprio crimine. È arrivato il momento che la politica nazionale prenda atto di questa realtà e introduca nell’ordinamento il reato di omicidio sul lavoro. Servono sanzioni esemplari, una Procura nazionale dedicata e l’interdizione immediata dagli appalti pubblici per le aziende che non rispettano le tutele dei lavoratori. Nessun bilancio aziendale può valere una vita umana”.

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