Il futuro urbanistico di Milano accende il confronto politico all’interno della coalizione di centrosinistra. La miccia è stata innescata dalle dichiarazioni di Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia, che nei giorni scorsi aveva denunciato una presunta presenza eccessiva di cemento nel capoluogo lombardo.
La replica del sindaco Giuseppe Sala non si è fatta attendere. A margine della cerimonia per il riconoscimento “Nuove Guglie”, il primo cittadino ha rigettato con fermezza la ricostruzione di Majorino, bollando l’idea di una Milano sovraedificata come una vera e propria «bufala». Per supportare la propria tesi, Sala ha citato un’indagine condotta dal professor Salata del Politecnico di Milano, la quale attesta che negli ultimi dieci anni il volume costruito in città è aumentato soltanto dello 0,37%.
«Voglio dire a chiare lettere che questa storia della cementificazione è una bufala e non saprei definirla in maniera diversa», ha scandito Sala, aggiungendo in tono provocatorio: «Se questo può permettere a Majorino di parlare di cementificazione allora liberi tutti». Il sindaco ha poi sfidato l’esponente dem a mostrare eventuali analisi alternative: «Se Majorino ha studi diversi o ha fatto lui degli studi, li mostri e ci confrontiamo».
Richiamando la medesima ricerca universitaria, il sindaco ha evidenziato come nello stesso arco temporale la superficie destinata al verde urbano sia cresciuta del 20%. Secondo Sala, le priorità delle grandi metropoli moderne non risiedono nella densità abitativa — fattore fisiologico per una città —, ma nella sfera socio-economica: «Le città sono dense ed è normale che siano dense, occupiamoci di equità sociale e del costo della casa», ha dichiarato, facendo riferimento al dialogo aperto con i governatori di altre realtà internazionali.
La vicenda assume risvolti di peso anche in ottica elettorale. Lasciando trasparire una marcata distanza dalle posizioni del capogruppo regionale, Sala ha affermato di non voler trascinare ulteriormente la polemica all’interno della maggioranza: «Mi sembra un po’ che io sia più un impiccio che un supporto a Majorino», chiosando con l’intenzione di chiudere definitivamente l’argomento.
Non si è fatta attendere la controriposta di Majorino, che ha difeso la natura della propria uscita descrivendola come «un contributo positivo e costruttivo che guarda al futuro». L’esponente del PD ha osservato come le linee programmatiche di Palazzo Marino contemplino già la necessità di potenziare gli investimenti in materia di rigenerazione urbana, spazi verdi e alloggi a prezzi accessibili per la fascia media della popolazione.
Allargando l’analisi alle dinamiche di trasformazione che interessano le grandi città, Majorino ha posto l’accento sul ruolo dei fondi d’investimento immobiliare e sulle politiche abitative, ritenendo fondamentale un dibattito di merito soprattutto a fronte del fatto che «le politiche di Regione e governo hanno scaricato totalmente il tema dell’emergenza abitativa sulle spalle dei sindaci».
Sulla vicenda è intervenuta anche la vicesindaca Anna Scavuzzo — tra i possibili nomi per il dopo-Sala — invitando a superare le polemiche per «lavorare nel merito e non sui nomi». Scavuzzo si è detta disponibile al percorso verso le comunali e a eventuali primarie, ponendo al centro le idee per la «Milano di domani».
La divergenza emersa tra Sala e Majorino porta in primo piano i nodi strategici che orienteranno la corsa verso il prossimo appuntamento elettorale: dalla sostenibilità ambientale alla rigenerazione degli spazi, fino alle risposte alla crisi abitativa. Un confronto che promette di incidere sia sulla tenuta interna del centrosinistra sia sulla pianificazione delle priorità per il futuro del capoluogo.
Stigmatizza con efficacia Verri capogruppo della Lega in Consiglio comunale. “Quello a cui stiamo assistendo tra Giuseppe Sala e Pierfrancesco Majorino è un triste teatrino politico che racconta bene lo stato della sinistra milanese. Oggi Majorino scopre che bisogna fare di più sulla casa, sulla rigenerazione urbana e sulla città, mentre Sala gli ricorda che lui, di quell’amministrazione, è stato assessore per sette anni. La domanda è semplice: dove era Majorino in quegli anni? E perché quelli che oggi denuncia come problemi non lo erano quando sedeva in Giunta? Chi oggi, a sinistra, rinnega gli ultimi dieci anni di amministrazione lo fa per opportunismo politico e per un bieco interesse personale ed elettorale, non certo nell’interesse dei milanesi. Prima hanno governato, oggi prendono le distanze da ciò che hanno contribuito a costruire e domani vorrebbero presentarsi agli elettori come la soluzione ai problemi che loro stessi hanno contribuito a creare. I milanesi meritano di sapere chi ha governato e quali responsabilità ha avuto ciascuno. Milano non può diventare il palcoscenico delle ambizioni personali del centrosinistra: la città viene prima delle loro carriere politiche”.