Via Padova, quando il legalismo della sinistra vale soltanto contro automobilisti e residenti

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Lo sfratto di una famiglia con tre figli minori residente da circa dieci anni in via Padova è stato rinviato al 19 novembre. Una quarantina di persone, tra associazioni, sindacati ed esponenti del centrosinistra, ha organizzato un presidio per impedire l’esecuzione del provvedimento e ottenere altro tempo per trovare una soluzione abitativa.

La situazione merita attenzione. La famiglia paga regolarmente un canone concordato di 600 euro al mese, il padre gestisce un negozio di alimentari nella zona e i bambini frequentano una scuola del quartiere. Nonostante le domande presentate per accedere all’edilizia residenziale pubblica, alle misure di emergenza abitativa e a una sistemazione temporanea, non sarebbe ancora arrivata alcuna risposta concreta.

È comprensibile, quindi, chiedere alle istituzioni di evitare che tre minori finiscano senza una casa. Meno comprensibile è trasformare una vicenda umana e amministrativa in un processo sommario contro la proprietà, accusata di “speculazione” soltanto perché intende rientrare nella disponibilità di un appartamento al termine del contratto. Lo sfratto per finita locazione non è un abuso: è l’esecuzione di un diritto riconosciuto dall’ordinamento.

Qui emerge tutta la contraddizione politica della sinistra milanese. Soltanto pochi giorni fa, in via Eustachi, la stessa area politica difendeva con inflessibile severità la rimozione delle automobili parcheggiate da anni sui parterre alberati. Davanti alle proteste dei residenti, rimasti improvvisamente senza una trentina di posti auto e senza alcuna alternativa, la risposta è stata netta: quei parcheggi sono illegali, il posto in strada non è un diritto e le regole devono essere rispettate.

In via Padova, invece, il principio cambia. Quando il provvedimento riguarda una proprietà privata, il rispetto della legge diventa improvvisamente secondario. Si invoca il blocco degli sfratti, si organizza un presidio per impedire l’esecuzione di un atto legittimo e si descrive il proprietario come uno speculatore. Il legalismo della sinistra si ferma esattamente dove iniziano i suoi interessi elettorali.

In via Eustachi nessuna considerazione per i residenti, per gli anziani, per le famiglie o per chi utilizza l’automobile per lavorare. La norma è la norma e chi parcheggiava in spazi tollerati da decenni deve arrangiarsi. In via Padova, davanti a una platea politicamente più conveniente, le regole diventano invece negoziabili e la pressione della piazza viene presentata come uno strumento legittimo per sospenderne gli effetti.

Il problema della famiglia deve essere risolto, ma deve farlo il Comune. Milano dispone di un patrimonio abitativo pubblico enorme, del quale migliaia di appartamenti rimangono inutilizzati perché vuoti, inagibili o in attesa di manutenzione. Se una famiglia integrata, con tre minori e un reddito insufficiente ad affrontare il mercato libero, non riceve risposta nonostante abbia presentato tutte le domande previste, la responsabilità è dell’amministrazione comunale. Non del proprietario dell’appartamento.

Scaricare sulle proprietà private le conseguenze dell’inefficienza di Palazzo Marino non è una politica per la casa. È il modo più semplice per evitare di rispondere di anni di ritardi, alloggi popolari non assegnati e promesse rimaste sulla carta. E produce anche un effetto opposto a quello dichiarato: se affittare un immobile significa rischiare di non poterne più rientrare in possesso, sempre meno proprietari saranno disposti a immettere appartamenti sul mercato.

Le regole non possono essere inderogabili quando colpiscono gli automobilisti e facoltative quando contrastano con la narrazione politica del centrosinistra. La famiglia di via Padova va aiutata, ma nel rispetto dei diritti di tutti. Il Comune trovi immediatamente una sistemazione adeguata, utilizzi il proprio patrimonio e si assuma le proprie responsabilità. Trasformare il proprietario nel colpevole e il rispetto della legge in una variabile elettorale non risolve l’emergenza abitativa: rivela soltanto l’ipocrisia di chi governa Milano.

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