Quella appena trascorsa è stata un’altra notte infernale in via Celentano. Per ore un gruppo di ragazzi ha trasformato il marciapiede in una spiaggia privata, portando sedie e sdraio, occupando gli accessi e facendo rumore a pochi metri dalle finestre dei residenti. Una presenza tutt’altro che occasionale, ormai diventata la normalità di una strada abbandonata alla malamovida.
Questa volta, però, c’è qualcosa di ancora più grave. I video documentano atteggiamenti intimidatori nei confronti dei residenti che continuano a denunciare quanto accade. Alcuni ragazzi guardano verso le finestre, si rivolgono direttamente a chi sta filmando e fanno capire di sapere perfettamente chi siano i testimoni. Lo spostamento del gruppo proprio sotto l’abitazione di uno di loro sembra avere il sapore di una provocazione deliberata.
Non siamo più davanti soltanto a schiamazzi, occupazione dei marciapiedi e notti senza sonno. Quando chi documenta il degrado viene individuato, provocato e intimidito sotto casa, il problema diventa anche quello della sua sicurezza. Il messaggio sembra chiaro: chi denuncia deve sentirsi osservato, esposto e possibilmente costretto al silenzio.
I residenti sono esasperati. Vivono da settimane dentro un assedio notturno fatto di urla, musica, bivacchi e comportamenti aggressivi. Ora alla violazione sistematica del loro diritto al riposo si aggiunge la paura di possibili ritorsioni.
La domanda non può più essere evitata: le forze dell’ordine stanno aspettando che questi ragazzi passino dalle parole ai fatti? Serve un intervento concreto prima che l’intimidazione diventi aggressione e prima che qualcuno possa dire, ancora una volta, che quanto accaduto era imprevedibile.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.