Dalla sparatoria di Seriate ai depositi di armi nei boschi: smantellata la banda di “Botros”

Cronaca

Le investigazioni nate dopo il grave episodio di sangue avvenuto al centro acquatico di Seriate hanno consentito ai carabinieri di Bergamo di individuare diversi depositi clandestini di armi e di assicurare alla giustizia i vertici dell’organizzazione.

Le perquisizioni e il ritrovamento del materiale bellico

Gli approfondimenti investigativi, condotti in stretta sinergia con i comandi locali, hanno portato alla luce un vero e proprio arsenale nascosto nella vegetazione tra Vittuone e Cisliano. Sotterrati all’interno del terreno, i militari hanno recuperato fucili mitragliatori di elevata potenza, una consistente quantità di munizioni e diverse dosi di sostanze stupefacenti. Ulteriori riscontri hanno permesso di rintracciare altri nascondigli nell’area tra Ozzero e Nerviano, unitamente a decine di migliaia di euro ritenuti provento delle attività illecite.

La ricostruzione degli spostamenti e l’intervento delle forze speciali

Le attività d’indagine si sono concentrate sulla figura del ventisettenne E.A.B., noto con il soprannome di “Botros” e individuato come vertice della compagine criminale. A seguito dei fatti di Seriate, le forze dell’ordine hanno seguito le tracce dei fuggitivi attraverso vari comuni dell’hinterland milanese e della provincia di Pavia. Dopo diversi tentativi di sottrarsi alla cattura, la latitanza di “Botros” e dei suoi collaboratori si è interrotta a Vigevano, dove l’operazione condotta con il supporto dei reparti specializzati del Gis ha portato al loro arresto.

I controlli sul territorio e la gestione delle piazze di spaccio

Il monitoraggio dei movimenti della banda ha successivamente condotto gli investigatori a un ulteriore punto d’appoggio a Vermezzo con Zelo, consentendo di identificare la persona incaricata della custodia e del trasporto delle armi. Un secondo stoccaggio di fucili d’assalto è stato scoperto nelle zone boschive del Novarese, dove sono intervenute anche le unità cinofile e i reparti dei carabinieri cacciatori per bloccare i responsabili.

Secondo gli inquirenti della procura bergamasca, la disponibilità di tale armamento serviva al gruppo di “Botros” per garantire il controllo egemonico dello spaccio di droga nelle aree verdi della regione, difeso anche attraverso azioni punitive nei confronti di bande rivali. Gli arrestati sono stati trasferiti in casa circondariale, mentre il materiale sequestrato è stato affidato al Ris di Parma per i necessari accertamenti balistici e scientifici.

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