Un rientro dal lavoro, una breve sosta al bar e poi la decisione di attraversare il parco per tornare a casa. Doveva essere una domenica sera tranquilla. Per Nazzareno Tazzi si è invece trasformata in un’aggressione, dalla quale è uscito con diverse ferite. Secondo il suo racconto, a colpirlo sarebbe stato un gruppo di minorenni, dopo che aveva chiesto loro di moderare bestemmie, sputi e parolacce davanti ai bambini presenti nel campo da gioco.
Tazzi, che cosa è accaduto?
«Stavo rientrando dal lavoro. Mi sono fatto lasciare da alcuni amici al bar e, poco dopo, ho deciso di tornare a casa per riposarmi. Per farlo dovevo attraversare il parco. Lì ho incontrato alcuni amici e i figli di alcuni amici che stavano giocando a pallone. Non mi capitava da almeno vent’anni di mettermi a giocare, ma c’erano i bambini e mi sono lasciato coinvolgere».
Quando è iniziata la tensione?
«Nel campo c’era anche un gruppo di ragazzi nordafricani. Ho cercato di comportarmi da adulto e di evitare qualsiasi problema. Dopo il quarto sputo, la quinta bestemmia e una serie di parolacce, però, ho semplicemente chiesto loro di essere un po’ più civili. Non mi sembrava una richiesta assurda, soprattutto perché intorno c’erano dei bambini».
Come hanno reagito?
«La situazione è degenerata rapidamente. È nata una discussione e alcuni di loro mi sono venuti addosso. A un certo punto ho ricevuto un pugno in faccia, sferrato con un tirapugni. Poi, una volta fuori dal campo, qualcuno ha fatto sparire il tirapugni e sono state recuperate anche un paio di bottiglie di birra dai cestini. A quel punto la situazione è diventata ancora più pericolosa».
Sono intervenute le forze dell’ordine?
«I carabinieri sono arrivati tempestivamente e di questo devo dare loro atto. Il problema è quello che è successo dopo. I ragazzi erano senza documenti, hanno detto di essere senza fissa dimora e non hanno fornito il numero dei genitori. Essendo minorenni, alla fine ho avuto quasi la sensazione di essere io quello passato dalla parte del torto».
Che cosa intende?
«I carabinieri non hanno potuto fare molto nell’immediato. Hanno dovuto tenere sotto controllo soprattutto me, naturalmente non in stato di arresto, ma per impedire che ci fosse un secondo scontro. Capisco che volessero evitare conseguenze peggiori, ma la sensazione è stata paradossale: io ero ferito, mentre chi mi aveva aggredito sembrava non poter essere identificato o affidato a qualcuno».
Che cosa le resta di questa vicenda?
«Porto a casa un paio di ferite, ma ciò che mi preoccupa maggiormente è altro. Quel parco è frequentato da bambini, genitori e persone anziane. Domenica, intorno alle sei del pomeriggio, era pieno perché la temperatura era piacevole e molte persone volevano semplicemente godersi il parco del quartiere. È inaccettabile che un luogo simile possa diventare teatro di aggressioni soltanto perché qualcuno chiede di non sputare e bestemmiare davanti ai bambini».
Il racconto di Tazzi, sul quale spetterà naturalmente agli accertamenti delle autorità ricostruire con precisione fatti e responsabilità, pone ancora una volta il problema della sicurezza negli spazi pubblici. Un cittadino che interviene per richiamare al rispetto delle più elementari regole di convivenza non può ritrovarsi ferito e con la sensazione di essere diventato lui il problema. Soprattutto in un parco frequentato quotidianamente da famiglie, bambini e anziani.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.