Ci sono gesti che colpiscono un bene materiale e gesti che cercano di colpire qualcosa di più profondo. L’incendio che nei giorni scorsi ha distrutto il furgone di ADMO Lombardia appartiene a questa seconda categoria. Non perché sia riuscito nel suo intento, ma perché ha colpito uno strumento fondamentale per un’attività che ogni giorno contribuisce a salvare vite umane.
Quel mezzo non era semplicemente un veicolo parcheggiato in una città sempre più abituata a fare i conti con episodi di vandalismo e degrado. Era il cuore logistico di decine di iniziative di sensibilizzazione sulla donazione di cellule staminali emopoietiche. Era il mezzo che trasportava gazebo, materiale informativo e volontari nelle piazze, nelle scuole, nelle università e nelle aziende della Lombardia, portando un messaggio di speranza a migliaia di persone.
Le conseguenze dell’incendio vanno ben oltre il danno economico. Con il rogo sono andati perduti anche gli strumenti utilizzati per le campagne informative e un importante supporto operativo per il trasporto delle cellule staminali verso gli ospedali lombardi, attività svolta in collaborazione con il Nucleo Operativo della Protezione Civile.
Eppure, dalla Fondazione ADMO Lombardia arriva un messaggio che merita attenzione. Il presidente Giuseppe Saponara ricorda come il furgone fosse uno strumento prezioso, ma non il fine ultimo dell’associazione. La missione resta quella di incontrare persone, sensibilizzare nuovi potenziali donatori e contribuire a offrire una possibilità di cura a chi sta combattendo contro malattie gravissime del sangue.
In un momento storico in cui spesso si parla di egoismo sociale, individualismo e disinteresse verso il prossimo, la vicenda di ADMO racconta l’esatto contrario. Racconta di volontari che non intendono fermarsi nonostante il danno subito. Racconta di eventi già programmati che dovranno essere portati avanti comunque. Racconta di una rete di persone che continua a credere che una semplice iscrizione al registro dei donatori possa rappresentare la differenza tra la vita e la morte per qualcuno che non si conoscerà mai.
Per questo il rogo del furgone non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca. È un colpo inferto a un’organizzazione che opera nell’interesse collettivo e che svolge un servizio di enorme valore sociale. Ma è anche una prova della forza di una comunità che ha già deciso di reagire, avviando una raccolta fondi per noleggiare un mezzo sostitutivo, ricomprare il materiale andato distrutto e acquistare un nuovo furgone.
Hanno bruciato un furgone. Non hanno bruciato l’impegno dei volontari, la generosità dei donatori e la speranza di chi aspetta una compatibilità per continuare a vivere. E questa, alla fine, è la notizia più importante.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.
Grazie!
Rosanna, segretario Fondazione Admo Lombardia