Vi invito a guardare l’incontro del Meeting di Rimini di questi giorni, “Oltre le dipendenze”, dove trovate anche il mio intervento.
Parte da ciò che incontro ogni settimana a Rogoredo: ragazzi che non sono invisibili, sono persone che abbiamo smesso di vedere.
Dietro ogni comportamento che ci spaventa c’è una storia, una ferita, una solitudine. E, quasi sempre, anche una parte bella che chiede soltanto di essere cercata.
Per questo credo che dobbiamo avere il coraggio di uscire dai luoghi tradizionali della cura e andare nei “non luoghi”, là dove le persone vivono la loro sofferenza.
Perché l’aggancio è già cura: esserci, chiamare una persona per nome, tornare, portare acqua, cibo, ascolto e soprattutto presenza. È così, a volte, che nasce una relazione. E una relazione ha bisogno di tempo, pazienza e della capacità di rispettare i tempi dell’altro.
La strada ci chiede allora di cambiare anche i nostri servizi e la nostra formazione. Non basta sapere come curare: bisogna imparare a stare dentro la sofferenza dell’altro.
Ecco perché dobbiamo cambiare paradigma: non possiamo più aspettare che le persone arrivino nei luoghi di cura. Sono i luoghi di cura che devono andare incontro alle persone.
Perché nessuno è irrecuperabile.
E anche dentro chi sembra perduto, c’è sempre una parte bella che aspetta qualcuno disposto a cercarla.
Simone Feder
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