Celentano

Via Celentano: sfida al potere dello Stato

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A questo punto non si può più parlare soltanto di malamovida. La notte tra venerdì e sabato in via Celentano ha restituito ancora una volta l’immagine di una strada sulla quale le regole sembrano progressivamente aver perso efficacia. Musica, gruppi sparsi lungo la via, urla fino all’alba, cani lasciati nelle automobili e persino persone che alle quattro del mattino giocano a pallone tra le vetture parcheggiate. Nel frattempo i residenti chiamano la Polizia Locale, aspettano una pattuglia e la pattuglia non arriva.

La cronaca comincia presto. Alle 22.06, proprio davanti al Bar Celentano, una quindicina o forse una ventina di persone si trovava sul marciapiede attorno a un’automobile con le portiere aperte dalla quale proveniva musica ad alto volume, chiaramente udibile nella via. Alle 22.26, nonostante un afflusso complessivamente modesto, erano già presenti almeno due gruppi distinti tra i civici 12 e 15, con schiamazzi che disturbavano le abitazioni.

La notte prosegue e la situazione peggiora. Alle 2.29 alcuni residenti raccontano di essere letteralmente «saltati dal letto» per le urla provenienti da un’automobile ferma all’angolo tra via Celentano e via Madre Picco. È la stessa zona interessata nelle scorse settimane dall’installazione di una videocamera che, alla prova dei fatti, appare totalmente inutile come strumento di deterrenza. Le persone sanno che c’è, eppure continuano a comportarsi come se non esistesse.

Alle 2.50 si aggiunge un altro episodio. Tra i civici 12 e 14, da due automobili parcheggiate sul lato opposto della strada, i residenti sentono abbaiare ininterrottamente due cani che riferiscono essere rimasti all’interno delle vetture. All’esterno, intanto, continuano urla e schiamazzi. Saranno eventualmente le autorità competenti a verificare in quali condizioni fossero custoditi gli animali e se esistano gli estremi per contestare qualche violazione, ma anche questo episodio contribuisce a descrivere il livello ormai raggiunto dalla situazione.

Alle 3.12 un residente chiama la centrale della Polizia Locale allo 020208, segnalando schiamazzi, disturbo del riposo e la presenza dei cani nelle automobili e chiedendo espressamente l’invio di una pattuglia.

Alle quattro nessuno è ancora arrivato.

E la notte continua. Davanti al civico 15 tre persone si mettono addirittura a giocare a pallone tra le automobili parcheggiate, mentre da un altro veicolo continuano a provenire schiamazzi. Non siamo più davanti all’episodio occasionale del cliente che esce dal locale parlando troppo forte. Siamo di fronte a una porzione di strada che per ore viene materialmente occupata da gruppi che utilizzano marciapiedi e carreggiata come se fossero uno spazio privato.

Ed è questo il punto che ormai dovrebbe preoccupare anche sotto il profilo dell’ordine pubblico. I gruppi presenti non sono necessariamente gli stessi, sono distribuiti in punti diversi tra via Celentano e via Madre Picco e si appropriano di fatto degli stessi spazi. Non è necessario aspettare che accada qualcosa di grave per comprendere il rischio: la presenza contemporanea di gruppi diversi, nelle ore più profonde della notte, tra alcol, musica, urla e automobili, può creare condizioni favorevoli a tensioni e scontri. Il controllo del territorio non può essere lasciato agli equilibri casuali che si formano alle tre del mattino.

Nelle ultime settimane qui abbiamo visto di tutto: segnalazioni continue, interventi, controlli, la rimozione del dehors, una videocamera, pattuglie e persino un massiccio blitz della Guardia di Finanza con unità cinofila. Eppure, passata qualche ora o qualche giorno, tutto sembra ricominciare esattamente da capo.

È questo che rende la vicenda ormai insostenibile. Non è possibile chiedere ai cittadini di continuare semplicemente a telefonare. Lo hanno fatto. Non è possibile rispondere installando una videocamera. È stata installata e non sembra aver prodotto alcuna deterrenza. Non è possibile nemmeno pensare che bastino controlli episodici se, terminato il controllo, la situazione torna quella precedente.

Lo Stato non può accettare una sfida di logoramento nella quale vince semplicemente chi ha più pazienza: chi disturba tutte le notti oppure i residenti che, prima o poi, smettono di chiamare perché convinti che nessuno arriverà.

Via Celentano e via Madre Picco hanno bisogno di un presidio reale, di controlli continuativi e, laddove vengano accertate violazioni, di conseguenze immediate. Perché quando alle 3.12 un cittadino chiama le istituzioni e alle quattro è ancora affacciato alla finestra ad aspettarle, il problema non è più soltanto il rumore.

Il problema diventa l’autorità stessa delle regole.

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