Milano accelera sulla transizione ecologica e dichiara guerra al cemento. Il Comune ha annunciato un nuovo piano di depavimentazione che coinvolgerà 27 aree cittadine, pronte a trasformarsi da distese di asfalto in spazi verdi e drenanti. Questo nuovo pacchetto di interventi si aggiunge ai 27 cantieri già avviati o programmati, raddoppiando lo sforzo per rinfrescare i quartieri più vulnerabili della città.
La selezione dei siti non è stata casuale, ma è il risultato di un’analisi scientifica basata sui dati del Piano aria clima. Incrociando le rilevazioni satellitari delle temperature al suolo con i dati demografici, l’amministrazione ha mappato il “rischio caldo” per intervenire prioritariamente dove l’afa picchia più duro e dove risiede una popolazione più fragile.
L’allarme del clima: triplicheranno le notti tropicali
I modelli previsionali che spingono verso questa metamorfosi urbana sono netti. Le proiezioni da qui al 2100 tracciano uno scenario meteorologico critico per il capoluogo lombardo:
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+50% di giornate all’anno con temperature superiori ai 35 gradi.
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Notti tropicali triplicate: le serate in cui il termometro non scenderà sotto i 20 gradi diventeranno la normalità.
Cos’è la depavimentazione? È la rimozione degli strati di asfalto e cemento per ripristinare il terreno naturale. Al loro posto vengono create aree alberate o posate superfici drenanti che assorbono l’acqua piovana e riducono l’effetto “forno” tipico delle città. Dal 2022 a oggi, Milano ha già liberato più di 50mila metri quadrati di suolo, ricavando 20mila metri quadrati di verde nuovo di zecca.
La mappa dei prossimi interventi
Le nuove oasi verdi spunteranno in diversi punti strategici della città, da nord a sud. Tra i principali indirizzi inseriti nel nuovo piano figurano:
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Via Giovanni Verga, via Beroldo e via Lambrate
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Via Imbonati-Bovio e via Scrosati
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L’incrocio di piazza Nigra e largo Gelsomini
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Piazzale del Cimitero Monumentale e piazza Caduti del Lavoro
Giocare d’anticipo sul futuro
L’obiettivo della giunta è utilizzare la scienza per mitigare gli effetti del cambiamento climatico prima che l’emergenza diventi ingestibile.
Come ha spiegato Elena Grandi, assessora all’ambiente e al verde, comprendere l’evoluzione degli indicatori climatici è l’unico modo per anticipare le sfide dei prossimi decenni. La mappa del rischio caldo e il Profilo climatico locale sono stati gli strumenti scientifici chiave che hanno permesso di guidare la scelta dei nuovi luoghi da restituire alla natura.
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