Il cammino verso l’introduzione del taser nella dotazione d’ordinanza della polizia locale di Milano si arricchisce di un nuovo, decisivo colpo di scena che rischia di bloccare l’iter a Palazzo Marino. Il comandante dei ghisa, Gianluca Mirabelli, intervenendo nella sua veste di dirigente del settore Sicurezza urbana, ha espresso un parere negativo vincolante su alcune delle modifiche cruciali proposte dalla maggioranza di centrosinistra. La comunicazione ufficiale, inviata al sindaco Giuseppe Sala e al direttore generale Christian Malangone, si abbatte su una delibera che è ancora al centro di un acceso dibattito in Consiglio comunale.
Lo scontro principale si consuma attorno a un emendamento specifico, che avrebbe dovuto dare attuazione a un ordine del giorno già approvato durante la discussione del bilancio previsionale. La norma bocciata dal capo di piazza Beccaria prevedeva l’obbligo, per tutto il personale abilitato all’uso delle armi a impulsi elettrici, di frequentare un corso di formazione speciale prima dell’assegnazione operativa dello strumento. Questo percorso formativo, da ripetere con cadenza biennale, si sarebbe dovuto focalizzare sulla gestione dei rapporti con le persone LGBTQIA+ e con le comunità appartenenti a minoranze razzializzate.
La bocciatura tecnica di Mirabelli sposa di fatto la linea di fermo rifiuto già espressa con forza dalle rappresentanze sindacali dei vigili milanesi. Daniele Vincini, segretario del Sulpm, ha manifestato apertamente l’indignazione della categoria definendo la proposta沒有offensiva per il corpo della polizia locale. Secondo il sindacalista, i ghisa operano quotidianamente garantendo lo stesso identico trattamento a ogni cittadino, poiché l’unico punto di riferimento dell’azione di polizia è il rispetto delle leggi, senza che la provenienza geografica o l’orientamento sessuale di chi commette un reato possano in alcun modo influenzare l’intervento. Anche Orfeo Mastantuono, segretario provinciale del Csa, ha rincarato la dose giudicando la richiesta del tutto fuori luogo e ribadendo che l’aggiornamento professionale dei lavoratori è costante, ma non può basarsi su distinzioni relative all’identità dei soggetti con cui ci si relaziona.
Il parere negativo del comandante non si è limitato alla questione della formazione, ma ha colpito anche un secondo emendamento che chiedeva un potenziamento delle pattuglie in servizio durante i turni serali e notturni. Una decisione, quest’ultima, legata alla convinzione del vertice di piazza Beccaria di aver già strutturato e potenziato da tempo i turni e i contingenti nelle fasce orarie ritenute più critiche per la sicurezza urbana. Questo doppio stop solleva adesso forti dubbi sulla tenuta della maggioranza in Consiglio e costringe i partiti a valutare se modificare i testi o rinunciare definitivamente alle proposte.
A fare da cornice alle tensioni in Consiglio si aggiunge un vivace scontro a distanza tra Franco Gabrielli, ex delegato del sindaco alla Sicurezza, e Michele Albiani, presidente della commissione Sicurezza a Palazzo Marino. L’ex capo della polizia ha criticato le resistenze all’introduzione della pistola elettrica, parlando di posizioni che appaiono dettate più da un’impostazione ideologica che da una reale analisi tecnica sull’efficacia del dispositivo sul campo. La replica di Albiani non si è fatta attendere: pur confermando il rispetto per la figura di Gabrielli, l’esponente del Partito Democratico ha chiarito che le sue perplessità nascono dai dati a suo dire fallimentari della sperimentazione semestrale. Il consigliere dem ha infine precisato che il via libera del Pd resta strettamente subordinato all’accoglimento in delibera dei loro emendamenti, pensati per garantire una formazione rigorosa, una dotazione adeguata delle volanti e una relazione consuntiva dettagliata da parte del comandante entro un anno dall’avvio del servizio.
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