«Le parole della vice presidente della Comunità Ebraica milanese provocano grande amarezza in chi fa politica sul territorio di Milano, perché dimostrano un arretramento culturale che certa parte politica finge di non cogliere o veramente non capisce. Al netto di quelli che possono essere i governi politici delle rispettive nazioni i popoli, o meglio le nazioni di riferimento, non dovrebbero mai subirne una conseguenza ipso facto. Mai come in questo momento bisogna erigere ponti e non muri. E’ lampante, inoltre, come la situazione stia pian piano degenerando in assenza sia di una guida sicura delle proprie idee, come il Sindaco Sala e anche in assenza di una maggioranza e di una classe dirigente politica di Centrosinistra preparata culturalmente».
Così Riccardo Truppo, Capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Marino a Milano.
Il suo intervento arriva in risposta alle forti dichiarazioni rilasciate a Giornale Radio da Dalia Gubbay, vicepresidente della Comunità Ebraica di Milano.
Gubbay ha espresso profonda preoccupazione per il clima di crescente ostilità e antisemitismo che si respira in Italia e in Europa, tracciando un parallelismo storico molto duro:
«Ogni volta è peggio. Mi ritengo una donna con le spalle forti, ma quando ne parlo mi viene un po’ il magone. Ci sono dei momenti in cui ci sentiamo veramente come negli anni ’30, alcune cose sono molto, molto simili, troppo simili».
La vicepresidente ha inoltre citato episodi recenti di esclusione e marginalizzazione, come le tensioni legate alla partecipazione di associazioni ebraiche a eventi pubblici e manifestazioni per i diritti civili, concludendo che, di fatto, «gli ebrei vengono zittiti». È proprio su questo allarme — e sulla percezione di isolamento della comunità — che si è innestata la polemica politica locale, con la dura critica del capogruppo di Fratelli d’Italia verso l’amministrazione comunale e la gestione culturale della città.
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