Piazza Duomo diventa un teatro sotto le stelle il 13 giugno con il Concerto per Milano della Filarmonica della Scala

Milano

Milano si prepara a trasformare ancora una volta Piazza Duomo in una gigantesca sala da concerto a cielo aperto. Ma questa volta il “Concerto per Milano” della Filarmonica della Scala cambia pelle, si reinventa e alza ulteriormente l’ambizione. Il prossimo 13 giugno, per la tredicesima edizione dell’evento gratuito più atteso dell’estate culturale milanese, l’orchestra salirà direttamente sul sagrato del Duomo, in un allestimento completamente ripensato che prevede cinquemila posti a sedere gratuiti e un rapporto ancora più immersivo tra pubblico, musica e città.

Una scelta non soltanto logistica, ma simbolica. Perché Milano, da anni, con questo appuntamento tenta un’operazione culturale precisa: togliere la musica sinfonica dal recinto elitario del teatro e riportarla nello spazio urbano, nel cuore della città, davanti a un pubblico trasversale.

A presentare l’evento, questa mattina alla Terrazza Martini, sono stati il direttore principale della Filarmonica della Scala Riccardo Chailly, il coordinatore artistico Damiano Cottalasso, l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi e, in collegamento video, il pianista giapponese Hayato Sumino, il nome internazionale scelto quest’anno per il concerto.

Ed è proprio Sumino uno degli elementi che raccontano meglio l’evoluzione del progetto. Trent’anni, formazione classica rigorosa, ma anche una popolarità planetaria costruita fuori dai canali tradizionali della musica colta. Conosciuto online come “Cateen”, il pianista giapponese conta oltre due milioni di follower sui social, riempie sale leggendarie come la Carnegie Hall e ha suonato davanti a diciottomila persone alla K Arena di Yokohama, in un evento entrato nel Guinness dei Primati.
La Filarmonica della Scala lo porterà ora nel centro di Milano per un programma che rifiuta deliberatamente ogni rigidità accademica.

Hayato Sumino sarà protagonista prima nel “Concerto in Fa maggiore” di George Gershwin e poi nella colonna sonora di “West Side Story” di Leonard Bernstein insieme all’orchestra diretta da Riccardo Chailly. In programma anche la musica composta da Dmitrij Šostakovič per il film d’animazione “Storia del sacerdote e del suo operaio Balda”, tratto dalla favola di Puškin.

Un repertorio volutamente contaminato, che mescola musica colta americana, cinema, jazz sinfonico e teatro musicale.

Ed è stato lo stesso Riccardo Chailly a spiegare la direzione artistica della serata: “L’importanza di questo concerto sta nel poter portare in Piazza Duomo la Filarmonica con un programma nuovo, fresco, propositivo, che si stacca da quella che è l’obbligo di un’immagine sinfonica”.

Parole che contengono una dichiarazione precisa: la Scala non rinnega la propria identità, ma prova a dialogare con pubblici diversi senza abbassare il livello artistico.
Il programma è molto ricco, difficile, perché è musica che richiede grande qualità. L’orchestra è molto elastica nello stile, ha una sua flessibilità dettata dalla curiosità, ama allargare gli orizzonti del repertorio”, ha aggiunto Riccardo Chailly.
Poi il maestro ha descritto uno dei momenti più potenti e quasi rituali dell’evento: quel silenzio improvviso che precede la prima nota.

Mi aspetto di avere lo stesso silenzio dalla ‘sala’, che in questo caso è una piazza, che è qualcosa di unico e irripetibile prima del levare della bacchetta che fa partire la prima nota del concerto. Quel momento ha qualcosa di formidabile che solamente a Milano si può percepire e vivere”.
Non è solo retorica istituzionale. Chiunque abbia assistito almeno una volta al Concerto per Milano conosce davvero quell’istante: decine di migliaia di persone immobili davanti al Duomo, nel centro di una delle città più rumorose d’Europa, improvvisamente mute.

Ed è forse proprio questo il vero successo dell’evento: riuscire a creare ascolto collettivo in uno spazio che normalmente vive di traffico, turismo, fretta e rumore.

L’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi ha definito l’appuntamento “uno dei più attesi dai milanesi”, sottolineando anche l’aumento dei posti gratuiti disponibili: “È un programma che la città apprezzerà sicuramente con grande entusiasmo. Siamo anche curiosissimi di ascoltare questo talento di 30 anni giapponese, che riempie i teatri di tutto il mondo. È un regalo che la Scala e la città fanno ai cittadini”.

E in effetti il Concerto per Milano continua a essere questo: un raro momento in cui la cultura alta smette di parlare soltanto a sé stessa e prova davvero a occupare lo spazio pubblico.

Non sempre succede. Quando succede, Milano sa ancora essere all’altezza della propria ambizione internazionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.