Piantedosi al Comitato per la sicurezza: “calano i reati, ma cala anche l’età di chi li commette”

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Una giornata densa, quella trascorsa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Milano. Al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito in Prefettura, il ministro ha affrontato in rapida sequenza cinque temi che fotografano lo stato della sicurezza nella città: l’omicidio alla stazione Certosa, i dati sui reati, i rinforzi alle forze dell’ordine, il taser per la Polizia Locale e l’arresto di un giovane radicalizzato in Brianza. Un bilancio articolato, fatto di numeri incoraggianti e di preoccupazioni che non si lasciano coprire dalle statistiche.

L’omicidio alla stazione Certosa: “Molto grave, confido nella soluzione”

Il punto di partenza è inevitabilmente l’episodio più recente e più grave. L’omicidio avvenuto alla stazione di Milano Certosa ha aperto la giornata con il peso specifico di un fatto di sangue in un luogo pubblico, una delle stazioni ferroviarie della città, ambiente che il ministro Piantedosi ha indicato come area oggetto di presidio rafforzato.

Il ministro non ha usato giri di parole: “È molto grave e confido che a breve vengano assicurati alla giustizia gli autori. So che c’è un lavoro importante coordinato dalla Procura su questo e quindi è legittimamente auspicabile che venga portato a soluzione“.

Ma ha anche inserito l’episodio in un quadro più ampio: “Anche questo caso è successo in un contesto in cui adesso noi abbiamo rafforzato le forze dell’ordine e il controllo in quella zona, ma anche lì, se uno fa una valutazione complessiva, si registrava un decremento dei reati che vengono commessi nel contesto specifico delle stazioni ferroviarie. Tuttavia anche questo testimonia il fatto che episodi gravi possono succedere anche laddove, nella loro generalità, i fenomeni tendono a manifestare un decremento“.

È una posizione che il ministro conosce bene: difendere un trend positivo senza sottovalutare il singolo episodio. La tensione tra statistica e caso concreto è la difficoltà strutturale di qualsiasi comunicazione sulla sicurezza pubblica.

I dati: i reati calano, ma si abbassa anche l’età di chi li commette

Il cuore analitico della giornata è stata la lettura dei dati emersi dal Comitato. Piantedosi ha tracciato un quadro che contiene un dato positivo e uno preoccupante, strettamente intrecciati.

Il positivo: “Una città che vede calare enormemente, statisticamente, la commissione di reati, anche su voci molto importanti. È successo l’anno scorso sul 2024, e i primi cinque mesi di quest’anno sembrano confermare questa tendenza“.

Il preoccupante: “Calano i reati ma cala anche l’età di coloro che li commettono.» Una frase breve che apre una questione enorme: la criminalità giovanile, il disagio delle nuove generazioni, la difficoltà di intercettare traiettorie devianti prima che producano conseguenze irreversibili.
Il ministro ha poi anticipato una risposta operativa: ha invitato “il Prefetto, le forze dell’ordine, insieme alla magistratura e con il contributo anche del sindaco Sala, a riconsiderare la possibilità di incrementare alcune formule di presidio del territorio che possano prevedere anche un’intensificazione di interventi straordinari, ai quali ci predisponiamo anche con contributo di risorse che potremo mandare periodicamente da fuori Milano“. Una formula che lascia aperta la strada a rafforzamenti straordinari senza vincolarsi a numeri precisi.

Gli organici: 1.619 unità in più, e altri in arrivo dall’estate

Sul fronte del personale, Piantedosi ha fornito numeri concreti: “Ad oggi sono 1.619 unità di personale in più, inviate a Milano. La sola Polizia di Stato fa registrare un saldo positivo di 153 unità in più. Credo che ragionevolmente lo stesso dato sia quantificabile anche per i carabinieri“.
Il rafforzamento continuerà: “Avremo un’uscita dai corsi di quest’estate, e credo che qualche centinaio di uomini sarà mandato. Milano è una città in cui la sicurezza viene perseguita con professionalità, la sicurezza è data da tanti fattori, anche quella che è l’aspirazione alla sicurezza da parte dei cittadini e una fiducia sempre maggiore nelle forze dell’ordine”.

Il taser per la Polizia Locale: “Utilissimo, ma decide il Consiglio comunale”
Sulla questione del taser come dotazione standard, e non più sperimentale, per la Polizia Locale di Milano, Piantedosi ha scelto una posizione che mescola endorsement personale e rispetto dell’autonomia istituzionale locale: “Noi il taser l’abbiamo introdotto e l’abbiamo sostenuto, però sarà l’autonomia dell’organo consiliare a decidere. È utilissimo, perché è uno strumento alternativo all’utilizzo dell’arma da fuoco. Addirittura la sola esibizione dello strumento crea deterrenza, crea il recesso attivo della persona che sta commettendo un reato”.
La palla passa dunque al Consiglio comunale di Milano. Il ministro ha detto chiaramente cosa pensa: il taser funziona, va usato senza forzare la mano su una competenza che non è sua.

La radicalizzazione online: “Lupi solitari sul dark web, ma li troviamo”
Il tema forse più insidioso della giornata è quello emerso dall’arresto in Brianza di un giovane radicalizzato sospettato di terrorismo. Piantedosi ha inquadrato l’episodio in una cornice più ampia che riguarda l’intera architettura dell’antiterrorismo italiano.

Deve essere preoccupante, però io voglio sempre segnalare in questi casi quello che poi ho detto in qualche circostanza analoga: questi fenomeni sono insidiosissimi perché è molto difficile individuare persone che anche da sole, come lupi solitari, in qualche modo si radicalizzano avendo un rapporto esclusivo diretto sul web che è difficilmente percepibile”.
Il caso brianzolo si inserisce in una serie che il ministro ha ricostruito: “Da quando è successo il caso di Modena, questo è il secondo caso, prima quello di Reggio Emilia e poi quello qui a Milano, in cui le nostre forze di polizia manifestano la loro grande capacità di individuare questi casi e poi di assicurarli alla prevenzione e alla giustizia”.
La risposta operativa esiste, e Piantedosi non ha mancato di sottolinearla: “C’è una capacità, da parte delle nostre forze di intelligence e di polizia, di penetrare, anche sul dark web, e di individuare le persone che si stanno radicalizzando, soprattutto tra i giovani. Quindi è un fenomeno rispetto al quale bisogna mantenere alta l’attenzione, ma rispetto al quale c’è una capacità di primaria importanza“.

Il quadro complessivo: una città che migliora nei numeri, ma non nei titoli
I reati diminuiscono. Ma lo fanno i criminali più giovani, il che pone domande sulla tenuta sociale che le forze dell’ordine da sole non possono risolvere. La stazione Certosa è presidiata, eppure un uomo è morto lì. Il taser funziona, ma chi lo decide non è il ministero. Il dark web viene monitorato, ma i lupi solitari rimangono difficili da intercettare per definizione.
È una complessità che nelle parole di Piantedosi di oggi è rimasta visibile, forse involontariamente, forse no.

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