I dipendenti dello stabilimento di Solaro, specializzato nell’assemblaggio di lavastoviglie, hanno incrociato le braccia martedì 12 maggio. La protesta è scattata immediatamente dopo l’annuncio di un piano di dismissioni e del trasferimento della produzione dall’Italia all’estero, comunicato dall’amministratore delegato alle sigle sindacali.
Il piano di tagli nazionale
Secondo quanto denunciato dalla Fiom Cgil di Milano, il provvedimento colpirebbe tutti i siti italiani del colosso degli elettrodomestici. Il rischio concreto è quello di circa 1.700 esuberi su scala nazionale, una cifra che rappresenta quasi il 40% dell’intera forza lavoro del gruppo nel Paese.
Andrea Torti, della segreteria Fiom Cgil Milano, ha espresso forte preoccupazione: “Siamo di fronte a un piano di disimpegno totale. Non ci sono stati presentati investimenti o progetti industriali capaci di garantire un futuro produttivo”.
Mobilitazione e presidi
La reazione davanti ai cancelli della fabbrica di via della Repubblica è stata immediata. Dopo il presidio della mattinata e le assemblee pomeridiane, i sindacati hanno proclamato altre otto ore di sciopero per la giornata di mercoledì.
Al fianco dei lavoratori si è schierata anche l’amministrazione locale, con la presenza della sindaca di Solaro, Nilde Moretti. La mobilitazione ha già ottenuto un primo risultato istituzionale: il governo ha infatti convocato un tavolo ministeriale per lunedì 25 maggio.
I precedenti: anni di sacrifici per lo stabilimento
La rabbia dei dipendenti nasce anche dai recenti sforzi fatti per rendere competitivo il sito alle porte di Milano. Dal 2014 a oggi, i lavoratori hanno accettato accordi complessi per difendere i livelli occupazionali, supportati anche da finanziamenti pubblici.
Solo nel 2023 era stato siglato un accordo per aumentare la produttività oraria (passata da 90 a 108 pezzi), che aveva portato all’assunzione di 100 nuove persone. “È inaccettabile che una multinazionale utilizzi le fabbriche italiane per poi svuotarle senza alcuna responsabilità sociale”, ha concluso il sindacato.
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