Processo Beic, scontro sull’utilizzabilità delle chat

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A Porta Vittoria il cantiere della Beic (Biblioteca europea di informazione e cultura) procede speditamente. L’opera, finanziata con i fondi del Pnrr, dovrebbe essere completata entro la fine dell’anno. Tuttavia, la gara indetta quattro anni fa per la selezione del progetto è finita al centro di un processo che si è aperto a Milano.

Tra gli imputati figurano le archistar Stefano Boeri e Cino Zucchi, rispettivamente presidente e componente della commissione giudicatrice, accusati di turbativa d’asta e false dichiarazioni. Insieme a loro, sono a processo anche gli architetti vincitori del bando.

Boeri, attuale presidente della Triennale, non era presente in aula; l’architetto era risultato assente anche un mese fa alla prima udienza di un altro procedimento che lo riguarda, relativo al presunto abuso edilizio del Bosconavigli. Era invece presente Cino Zucchi.

L’ipotesi dell’accusa e il nodo delle comunicazioni

Secondo la Procura, Zucchi e Boeri non avrebbero dichiarato un conflitto di interesse con i componenti della cordata che si aggiudicò l’appalto da oltre 8,5 milioni di euro. Il gruppo vincitore comprendeva infatti allievi e partner professionali dei due giurati. L’accusa sostiene inoltre che alcune chat documenterebbero accordi occulti tra le parti.

Proprio queste comunicazioni sono state il fulcro della prima udienza: la difesa sostiene infatti che le chat non siano utilizzabili come prova nel procedimento, mentre la Procura difende la piena validità dei messaggi acquisiti.

Il giudice ha rinviato la decisione in merito: scioglierà la riserva nella prossima udienza.

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