Bernabò Visconti, il tiranno oscuro di Milano

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I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

Il fantasma di Bernabò Visconti, crudele signore di Milano, imprigionato e avvelenato, non avrebbe mai lasciato la città. Il suo spirito apparirebbe armato e minaccioso, soprattutto vicino alle antiche mura del Castello Sforzesco nel quale troneggia la sua tomba. E’ quanto afferma una leggenda popolare.

L’imponente monumento funebre sito nel Museo del Castello Sforzesco

Nel Medioevo, Milano attraversò fasi molto contrastanti: a momenti di crescita economica e culturale si alternarono periodi di forte instabilità politica e repressione. Questa “epoca buia” raggiunse uno dei suoi punti più intensi sotto il dominio di Bernabò Visconti, figura leggendaria della storia italiana, a metà tra realtà e mito.

Bernabò incarnò una forma di potere autoritario e spesso brutale. Governava con metodi duri, imponendo leggi severe e punizioni esemplari per mantenere il controllo sulla città e sul territorio. La giustizia era spesso arbitraria, e il clima di paura era uno strumento politico: chi si opponeva rischiava esilio, confisca dei beni o la morte.

Inoltre, il suo governo fu segnato da continui conflitti con il papato e con altri stati italiani, aggravando l’instabilità. La pressione fiscale elevata e il controllo capillare sulla vita pubblica contribuirono a rendere questo periodo particolarmente pesante per la popolazione.

Bernabò nacque nel 1323, appartenente alla potente famiglia Visconti e governò la cittàfino alla sua caduta nel 1385. Secondo una delle tante leggende che fiorirono attorno alla sua figura, possedeva una fossa di serpenti velenosi cui gettava chi contravveniva alle sue dispotiche leggi. Affermava infatti “Chi non obbedisce alle mie leggi, non merita di vivere”. Leggi che spesso venivano improvvisate, secondo l’umore del momento, e che non risparmiavano nobili e funzionari.

Il Castello di Porta Giovia

Altri episodi che inquadrano il personaggio. Era ossessionato dai cani che possedeva a centinaia, a ciascuno dei quali aveva assegnato un servitore. Se il cane moriva, la stessa sorte subiva chi l’aveva in custodia. Quando venne scomunicato, i messaggeri papali gli consegnarono la bolla ufficiale che Barnabò li costrinse a mangiare.

Non fa venire in mente un potente dei giorni nostri?

Nel 1385 fu rovesciato dal nipote Gian Galeazzo Visconti, rinchiuso nel castello visconteo di Trezzo d’Adda dove poco dopo morì avvelenato.

In coerenza con il suo ego smisurato, mentre era all’apice della sua potenza, si fece erigere, fatto insolito per l’epoca, il monumento funerario, uno dei più suggestivi del Medioevo realizzato nel 1363 da Bonino da Campione. Dapprima l’imponente opera venne collocata nella chiesa di San Giovanni in Conca, quindi nel Castello di Porta Giovia, dove oggi sorge il Castello Sforzesco. Ed è qui, nel Museo di Arte antica, che si trova il monumento.

Si raggiunge a piedi da Piazza Duomo, 10-15 minuti, oppure con la Metrò linea rossa fermata Cairoli.

 

Ben Sicchiero 

– A cura di Assoedilizia informa –

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