Il governo ha paradossalmente messo in crisi la sinistra semplicemente… accogliendo le sue richieste. Inizialmente, il campo largo guidato dal Pd aveva cercato di sfruttare le tensioni tra Usa, Israele e Iran per mettere in difficoltà Giorgia Meloni, ma quando l’Italia ha trovato una posizione solida con l’Europa, il fronte dei “no” ha dovuto cambiare bersaglio.
Per settimane, Elly Schlein e i suoi alleati hanno martellato l’esecutivo affinché tagliasse le accise per contrastare l’aumento dei prezzi. Tuttavia, nel momento in cui il Consiglio dei ministri ha effettivamente varato lo sconto di 25 centesimi e gli aiuti agli autotrasportatori, la reazione non è stata di soddisfazione, bensì di sdegno. L’opposizione ha iniziato a parlare di manovra elettorale, dimenticando che erano stati proprio i loro leader a unire il tema della benzina a quello del voto sui magistrati, forse per compensare la mancanza di solidi argomenti tecnici contro la riforma della giustizia.
L’isolamento politico dell’opposizione è emerso chiaramente dalle parole dei suoi leader, che prima del decreto sembravano fare a gara a chi chiedesse l’intervento più rapido. Se Elly Schlein pretendeva la restituzione immediata dell’extra gettito Iva, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli incalzavano il governo per la mancanza di una strategia e per l’eccessiva attenzione ai quesiti referendari a scapito dei portafogli dei cittadini. Anche le parti sociali, con Maurizio Landini, e la sinistra radicale di Nicola Fratoianni esprimevano profonda preoccupazione per il caro petrolio. Eppure, una volta ottenuto il risultato sperato, la preoccupazione per le famiglie è svanita, lasciando il posto a una polemica strumentale sulla durata del taglio, nonostante la possibilità di rinnovo, e su una presunta complicità tra le crisi internazionali e le scadenze elettorali italiane.
Oggi il termine più usato dai progressisti per descrivere lo sconto fiscale è “ridicolo”, ma la definizione sembra calzare meglio alla loro attuale postura politica. Schlein e Conte hanno liquidato la misura come un espediente per rassicurare l’elettorato, mentre Bonelli e la Cgil sono arrivati a definire il taglio una presa in giro o uno spreco di risorse pubbliche che non toccherebbe i profitti delle compagnie. Persino Fratoianni ha suggerito che la tempistica tradisca una debolezza della premier. Si ripete così lo stesso schema già visto con la separazione delle carriere: quando il centrodestra realizza ciò che la sinistra dichiara di volere, quest’ultima si ritrova smarrita e finisce per contestare le proprie stesse idee pur di non dar ragione all’avversario.
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