- Il 25% dei milanesi affetti da patologie croniche ha rinunciato a vacanze, cene fuori o acquisti importanti nell’ultimo anno pur di accedere a visite ed esami
- Il 39% di chi ha dovuto svolgere esami o visite specialistiche per una patologia cronica si è rivolto almeno in parte alla sanità privata
- Costi (42%) e tempi d’attesa (29%) tra i motivi principali che hanno spinto a fare meno controlli
Sono anni che in Italia la speranza di vita alla nascita è in crescita, ma lo stesso non si può dire per gli anni di vita in buona salute: sempre più cittadini si trovano infatti a convivere con patologie croniche e, per sostenere i costi legati al trattamento delle loro malattie, spesso sono costretti a fare delle rinunce. Come rileva l’ultima indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, la città di Milano non fa eccezione, con il 25% degli abitanti affetti da patologie croniche che ha rinunciato a vacanze, cene fuori o acquisti importanti negli ultimi 12 mesi.
Questa necessità di tagliare le spese nasce dal fatto che molto spesso – 41% dei casi – la cura e il monitoraggio di malattie croniche richiedono di effettuare regolarmente delle visite specialistiche. Infatti, oltre due rispondenti su cinque (41%) dichiarano di averne fatte numerose – anche più di quattro – negli ultimi 12 mesi, perché previste nel percorso di cura. Essendo molto spesso non rimandabili, tali cure, a cui si legano esami specifici e l’acquisto di farmaci relativi, arrivano ad avere un’incidenza molto significativa sul budget di una persona o di una famiglia, soprattutto se consideriamo che più di un terzo dei milanesi che devono sottoporsi a tali controlli e cure (il 39%) si è rivolto almeno in parte alla sanità privata per visite e prestazioni relative.
Non tutti i malati cronici però dispongono delle risorse necessarie per garantirsi controlli e cure adeguate. Il 15% del campione ha infatti dichiarato di aver ridotto il numero delle visite negli ultimi 12 mesi, soprattutto a causa degli elevati costi delle prestazioni (42%). In molti (29% di chi ha svolto meno esami) si è anche lamentata degli elevati tempi d’attesa, altro fattore disincentivante.
Non va poi dimenticato che l’assistenza almeno parziale da parte di altre persone è necessaria per la cura di quasi un paziente su cinque (17%), fattore che contribuisce ad aumentare le spese.
Tra le cronicità più diffuse figurano l’ipertensione arteriosa, di cui il 42% dei milanesi afferma di soffrirne in prima persona o di avere un familiare stretto che ne è affetto, l’osteoporosi e l’artrosi (32%), le malattie cardiovascolari (29%) e il diabete (23%). Queste e altre tra le patologie croniche più diffuse sono diagnosticate in genere dopo i 40 anni: ciò è vero nel 97% per osteoporosi e artrosi, nel 90% per le malattie del cuore e nel 72% per l’ipertensione.
In una situazione così complessa, un supporto concreto per semplificare la gestione di una patologia cronica può venire dai servizi di telemonitoraggio. Tuttavia, ad oggi solo il 4% dei milanesi affetti da cronicità li utilizza, nonostante l’81% di chi li consideri molto utili. Molti dichiarano ancora di non conoscerli affatto (63% del campione), spesso semplicemente perché nessuno glieli ha mai consigliati (43%).
UniSalute
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