L’uomo dai primi riscontri: “Non era al telefono”
Il conducente del mezzo Atm deragliato lo scorso 27 febbraio, costato la vita a due persone, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio in procura. L’uomo, un dipendente di 60 anni, è attualmente indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose.
Lo stato psicofisico del tranviere
Nonostante l’attesa per la sua versione dei fatti, i legali hanno spiegato che l’uomo non è ancora nelle condizioni psicologiche per affrontare il colloquio con le pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara. “È ancora sotto choc”, ha dichiarato l’avvocato Mirko Mazzali, precisando che il suo assistito ricorda solo di aver visto “nero” prima di perdere i sensi. Per fare luce su questo aspetto, la difesa ha richiesto un approfondimento tramite esame medico-legale.
I primi riscontri tecnici sul cellulare
Un elemento centrale dell’indagine riguarda l’eventuale distrazione del conducente. Al termine dell’udienza, la polizia locale ha restituito lo smartphone al dipendente Atm; secondo quanto riferito dalla difesa, dai primi accertamenti non risulterebbe traffico dati attivo al momento del tragico impatto. Restano invece da chiarire eventuali comunicazioni telefoniche avvenute nei minuti immediatamente precedenti al disastro, dettagli che verranno approfonditi quando l’indagato sarà in grado di testimoniare.
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