In un’intervista dai toni netti rilasciata al quotidiano Il Giornale, il giurista Bartolomeo Romano — ordinario di
Diritto penale nell’Università di Palermo ed ex componente del Csm — interviene per smontare le “troppe balle” che circolano sulla riforma costituzionale.
Secondo Romano, quello che i comitati del No omettono sistematicamente è che la separazione delle carriere non è un salto nel buio, ma l’unico modo per allineare l’Italia alle democrazie occidentali come Francia, Germania, Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti.
Ecco l’analisi approfondita dei sei falsi miti denunciati dal giurista.
1. La balla dei magistrati “non più liberi”
Il fronte del No sostiene che la riforma ucciderà l’autonomia della magistratura.
Romano chiarisce che si tratta di un falso ideologico: la modifica dell’articolo 104 della Costituzione non solo mantiene la magistratura come ordine indipendente, ma specifica semplicemente che essa si divide in due carriere (giudicante e requirente). L’effetto è la separazione del giudice dal pubblico ministero, un atto di civiltà che non mette minimamente in discussione la loro indipendenza.
2. Il fantasma della sottomissione al potere politico
Un’altra falsità molto diffusa riguarda la presunta sottomissione dei magistrati alla politica.
Romano ribalta la prospettiva: oggi molti magistrati partecipano a eventi politici della sinistra proprio “alla faccia dell’indipendenza”. La riforma, invece, libererà le toghe dal “gioco delle correnti” che al Csm decidono promozioni e incarichi. Grazie al sorteggio, chi siederà al Csm non dovrà più ringraziare i referenti politici o correntizi della propria fazione: tutti i magistrati diventeranno finalmente uguali e verranno promossi solo quelli bravi.
3. L’argomento degli “incapaci al Csm”
I critici sostengono che il sorteggio porterebbe al Csm persone non all’altezza.
Romano risponde con una provocazione logica: se un magistrato è considerato idoneo a infliggere ergastoli o sequestrare patrimoni, come può essere considerato “incapace” di valutare il merito di un suo collega? Il giurista ricorda che proprio le correnti, in passato, impedirono l’elezione di figure storiche come Giovanni Falcone al Csm, ostacolandone la carriera per logiche di potere interno.
4. L’inganno del “nulla cambierà per i cittadini”
Questa è definita da Romano la bugia più colossale.
Per chi finisce in tribunale, la riforma cambia tutto: il pm diventa una parte processuale reale, distinta dal giudice. L’avvocato difensore viene finalmente posto sullo stesso piano dell’accusa. Con un giudice realmente terzo e imparziale, il cittadino sarà più tutelato e si ridurranno drasticamente quegli errori giudiziari che oggi portano la Corte europea dei diritti dell’uomo a sanzionare continuamente l’Italia.
5. La falsa tesi sull’efficienza e i tempi
Si dice che la riforma non inciderà sulla lentezza dei processi.
Al contrario, con la creazione di due Csm e la carriera verticale, conterà solo la professionalità. I pm saranno più attenti a condurre indagini serie ed eviteranno quelle infondate, sapendo che la loro progressione dipenderà dalla qualità del lavoro. Inoltre, l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare (distinta dal Csm) garantirà che abusi, errori gravi e lentezze ingiustificate vengano puniti in modo serio e giusto.
6. Il “ritornello” del favore ai boss di mafia
L’accusa più pesante è che la riforma aiuti la mafia impedendo le indagini.
Romano liquida la tesi come “campata in aria”: la normativa antimafia e antiterrorismo resta stringente e non viene scalfita. Anzi, il giurista sottolinea che in questi anni ad aiutare i boss sono stati i processi indiziari fragili e le “pesche a strascico” puntualmente smontate dalla Cassazione. L’abuso di questi strumenti è costato all’Italia circa un miliardo di euro in risarcimenti per ingiusta detenzione, soldi che finora nessun magistrato ha mai dovuto versare di tasca propria.
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