La trama ricorda una storia di Dan Brown, con l’unica eccezione che è tutta vera.
A portarla alla luce una ricercatrice indipendente romana, Valentina Salerno che con uno studio lungo 10 anni intitolato “Michelangelo: gli ultimi giorni”, ha acceso una luce attorno ad una vicenda misteriosa che era stata poco studiata, ossia quella della dispersione dell’eredità artistica di Michelangelo appunto.
Ovvero, dove la realtà supera la fantasia, come sempre.
Questi i fatti.
Michelangelo muore la sera del 18 febbraio 1564 e, immediatamente, la mattina dopo, già alle 6 di mattina, un ufficiale giudiziario, tale notaio Francesco Tommassino, mandato da Papa Paolo IV, si reca in casa sua per determinarne il lascito in termini di opere.
Questi, però, arrivato sul luogo, ha poco da fare l’inventario perché trova la casa inesorabilmente vuota ad eccezione di tre statue e di qualche cartone preparatorio. Tutto il resto era sparito.
Lo studio parte da questo episodio per ricostruire attraverso i carteggi e i documenti d’archivio cosa poteva essere accaduto. Perché la versione data all’epoca è quella di un rogo, cioè Michelangelo, quasi 90enne, in preda alla febbre, secondo i testimoni dell’epoca, come riporta anche Vasari, avrebbe distrutto tutto di sua mano.
Uno scenario che risulterebbe abbastanza inverosimile da credere.
Anche perché testimonianze asseriscono che in casa di Michelangelo ci fossero sicuramente modelli di cera, terrecotte, pietre e statue già abbozzate, quindi era abbastanza poco credibile che lui avesse potuto distruggere tutto in poche ore e da solo, cagionevole di salute com’era.
Lo studio, quindi, cercando negli archivi vaticani, ricostruendo gli inventari, di generazione in generazione, in 10 anni di ricerca, ha scoperto che le opere non sono mai state distrutte.
Michelangelo, infatti, che avrebbe dovuto lasciare per lo “ius sanguinis” vigente all’epoca, tutto a suo nipote Leonardo Buonarrotti (1522 – 1599) che disprezzava, non è dato di saperne il motivo. Pur di fare arrivare “i suoi figli”, come lui chiamava le sue opere, ai suoi allievi e alle persone che lui stesso aveva scelto in vita, organizzò dunque un grande piano di suddivisione segreto.
Ognuno di questi suoi fedeli ne ricevette una parte e tutto fu nascosto in un cubicolo segreto.
Si tratta di un tesoretto di circa una ventina di opere che attendono di essere attribuite a Michelangelo, ma Vittorio Sgarbi parla addirittura di un centinaio di bozzetti.
Tra queste, anche il famoso disegno preparatorio a sanguigna del piede destro della Sibilla Libica della Cappella Sistina, recentemente battuto all’asta da Christie’s per 27 milioni di dollari, che sarebbe uno di questi pezzi, secondo la ricostruzione degli esperti della casa d’aste e dello studio.
Nell’Archivio segreto apostolico vaticano è stato trovato un libro di una confraternita a cui apparteneva anche Michelangelo dove sono riportati tutti i nomi di questi personaggi che ruotarono attorno all’artista, che furono coinvolti in questo piano e che sono citati anche nella relazione di autenticità di Christie’s.
L’augurio è che possano essere ritrovate anche altre opere nascoste dalle pieghe del tempo per essere finalmente attribuite a Michelangelo e non più considerate perdute.
Eleonora Prina
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