Le Olimpiadi si sono concluse con successi sportivi storici per l’Italia, ma dietro i riflettori delle medaglie emerge una realtà meno brillante che riguarda i lavoratori impiegati nei servizi di supporto. Secondo la denuncia dei sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs, molti addetti alle pulizie, alla ristorazione e alla vigilanza operanti tra Tesero e Predazzo hanno dovuto affrontare condizioni contrattuali e umane ben lontane dagli standard di eccellenza sbandierati durante l’evento.
Il quadro delineato dai segretari provinciali descrive una gestione del personale basata su reclutamenti rapidi tramite social network e comunicazioni avvenute quasi esclusivamente su gruppi Whatsapp. Molti giovani, arrivati da ogni parte d’Italia, si sono ritrovati a coprire turni da dodici ore consecutive per una paga di otto euro netti l’ora, cifra che includeva già i ratei di tredicesima e quattordicesima. Oltre ai salari contenuti, i lavoratori hanno segnalato gravi carenze organizzative, come la mancata fornitura di abbigliamento invernale adeguato per le temperature rigide e un sistema di navette inefficiente per raggiungere le sedi di gara.
L’aspetto più critico riguarda la precarietà del rapporto di lavoro e la mancanza di tutele. I sindacati riferiscono di diversi casi in cui il licenziamento è stato comunicato con un semplice messaggio sul cellulare, interrompendo la collaborazione dalla sera alla mattina senza alcun preavviso. Nonostante gli accordi siglati con la Fondazione Milano-Cortina prevedessero l’applicazione di contratti collettivi nazionali e il rispetto della salute e della sicurezza, i fatti sembrano raccontare una storia di diritti ignorati e di lavoratori lasciati a casa con largo anticipo rispetto al termine previsto della manifestazione.
Rimane inoltre il nodo della trasparenza sugli appalti. Le sigle sindacali sottolineano la difficoltà di risalire a tutte le aziende coinvolte nella gestione dei servizi. Se per la ristorazione è stata individuata una specifica società che non ha però dato seguito alle richieste di accordo, per la vigilanza la situazione appare ancora più fumosa. Si parla di società che reclutano personale online senza chiarire il contratto applicato, costringendo gli steward a presidiare gli impianti all’aperto dalle otto del mattino alle otto di sera, spesso senza ricevere le informazioni necessarie per far valere i propri diritti normativi.
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845