Si chiude un cerchio investigativo importante intorno alla tragica tentata rapina avvenuta nelle scorse settimane a Lonate Pozzolo. Rayan Massa, il diciottenne figlio di Adamo Massa — l’uomo di 37 anni rimasto ucciso durante l’irruzione (nella foto di apertura)— si è presentato spontaneamente alle autorità. Il giovane era attivamente ricercato in seguito a un decreto di fermo emesso dalla Procura di Busto Arsizio, eseguito dai Carabinieri del Comando Provinciale di Varese.
Attualmente, il ragazzo si trova recluso in carcere a disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), chiamato a convalidare il provvedimento restrittivo.
La ricostruzione della notte del delitto
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Nadia Calcaterra, ha permesso di ricostruire i drammatici momenti vissuti nell’abitazione di via Montello. Secondo l’accusa, Rayan non sarebbe stato un semplice spettatore, ma il complice che si è introdotto fisicamente nella villetta insieme al padre per compiere il furto.
Durante la colluttazione con il proprietario di casa, Jonathan Rivolta, Adamo Massa è stato raggiunto da due fendenti mortali. I complici, invece di allertare i soccorsi immediati, avrebbero caricato l’uomo in auto per poi abbandonarlo davanti all’ingresso dell’ospedale di Magenta, dove il trentasettenne è spirato poco dopo il suo arrivo.
Molte reazioni avevano suscitato alcune dichiarazioni di un cugino di Adamo Massa “«Era un tipo normale, come tutti, era lì per lavorare come fanno tutti». Secondo il parente, la vittima non avrebbe esercitato violenza gratuita: «Non è vero che hanno picchiato il proprietario di casa, sono bugie». «La mia idea? – aveva continuato – Che non è una cosa giusta per me, non è giusto neanche il nostro lavoro ma non è giusto ammazzare».
Il contrasto tra le deposizioni
Il punto focale del processo sarà stabilire l’esatta posizione del diciottenne al momento dell’aggressione. La difesa del ragazzo e la testimonianza della vittima divergono sensibilmente:
La versione del giovane: Attraverso una memoria scritta depositata dai suoi legali, Rayan sostiene di essere rimasto fuori dalla casa a fare da guardia e di essere entrato solo in un secondo momento, richiamato dalle grida di dolore del padre già ferito.
La testimonianza di Rivolta: Il proprietario della villetta ha invece ribadito agli inquirenti di essersi trovato di fronte a due persone contemporaneamente all’interno dell’abitazione, una versione che aggraverebbe la posizione del giovane Massa in merito al concorso materiale nella rapina.
Prossimi passi: la caccia al terzo uomo
Mentre la posizione di Jonathan Rivolta sembra orientarsi verso il riconoscimento della legittima difesa — ipotesi che al momento trova riscontro nei rilievi tecnici effettuati dai carabinieri — l’attenzione degli inquirenti si sposta ora sulla ricerca di un terzo complice.
Si tratterebbe dell’uomo rimasto al volante dell’auto utilizzata per la fuga e per il successivo trasporto di Adamo Massa in ospedale. Gli investigatori stanno analizzando i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona per dare un nome al “palo” del gruppo. Rayan Massa resta formalmente indagato per tentata rapina aggravata.
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