Durante le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 la città è apparsa impeccabile: più controlli, più presenza delle forze dell’ordine, strade e piazze nitide, servizi potenziati, comunicazione istituzionale coordinata al millimetro.
Per questi motivi la Milano amministrata dalla sinistra sembrerebbe essere efficiente, moderna, internazionale.
Ma la domanda che molti cittadini si pongono è un’altra: se Milano può funzionare così durante un evento straordinario, perché non riesce a farlo nella normalità?
La differenza tra straordinario e ordinario è tutta qui; le Olimpiadi concentrano risorse, attenzione mediatica e investimenti pubblici, ed è giusto riconoscere il lavoro di volontari, operatori, forze dell’ordine e personale coinvolto. Ma sarebbe un errore politico trasformare una gestione emergenziale e temporanea in una certificazione permanente di buon governo!
I numeri, infatti, raccontano una realtà molto più complessa. Milano, secondo i dati del Ministero dell’Interno, si colloca stabilmente ai primi posti in Italia per numero di reati denunciati in rapporto alla popolazione; furti, rapine, borseggi e microcriminalità incidono sulla vita quotidiana dei cittadini: non si tratta di allarmismo, ma di statistiche ufficiali.
Durante i grandi eventi la sicurezza è stata potenziata in modo visibile, ma questo rafforzamento straordinario non può nascondere il fatto che, nel resto dell’anno, interi quartieri vivono situazioni ben diverse dalla Milano patinata raccontata nei video promozionali.
Anche il sistema dei trasporti, gestito da ATM, è spesso celebrato come un’eccellenza; eppure negli ultimi anni ha dovuto affrontare carenze di personale, riduzioni di corse e difficoltà operative che hanno inciso su pendolari, lavoratori e studenti. Durante le Olimpiadi il servizio è stato intensificato, monitorato, e sostenuto da risorse aggiuntive.
Il punto politico non è negare questo sforzo, ma chiedersi perché tutto questo non possa diventare la normalità.
Il cosiddetto “modello Milano”, viene proposto come esempio virtuoso di amministrazione urbana: attrattività internazionale, grandi eventi, sviluppo immobiliare, finanza e innovazione, ecc. ecc.
Ma un modello si misura sulla qualità della vita diffusa, non solo sugli investimenti o sulle inaugurazioni; si misura sulla sicurezza, su servizi efficienti, decoro urbano, manutenzione, nonché attenzione ai quartieri meno centrali.
Se il modello produce una città che brilla nelle settimane di esposizione globale, ma fatica nella gestione ordinaria, allora è lecito aprire una riflessione politica seria, perché amministrare non significa organizzare eventi: significa gestire problemi complessi ogni giorno.
La sinistra governa Milano da molti anni, un tempo sufficiente per incidere in profondità sulla struttura della città. Se oggi si rivendica l’efficienza olimpica come prova di buon governo, allora bisogna accettare anche il confronto sui dati meno celebrativi.
Nel 2027 i milanesi torneranno alle urne per le elezioni amministrative, e il giudizio non sarà sull’efficienza di una macchina organizzativa straordinaria per un evento eccezionale: sarà sulla qualità della vita quotidiana, sulla sicurezza reale, sull’efficacia dei servizi, sul governo dei quartieri e sulla gestione delle priorità di chi vive qui.
Le Olimpiadi saranno solo un ricordo, perché una città non può vivere solo di eventi.
E forse, dopo un lungo ciclo di governo della sinistra, e dopo anni di amministrazione senza risposte strutturali, sarà arrivato il momento di un vero cambio di rotta, e sinceramente me lo auguro!
