Mentre Bruxelles lavora a una strategia strutturata su sostenibilità, dati e governance dei flussi, l’Italia continua a celebrare record di presenze senza una visione sistemica. Il confronto tra modelli europei e gestione nazionale apre una domanda inevitabile: vogliamo guidare il cambiamento o limitarci a inseguirlo?
Il 26 gennaio, a Bruxelles, durante l’European Tourism Day, l’Europa ha fatto una cosa semplice ma rivoluzionaria: ha parlato di turismo come politica industriale. Non come folklore, non come passerella, non come slogan.
Sostenibilità, intelligenza artificiale, gestione dei dati, accessibilità, investimenti privati. Tutto dentro una cornice chiara: rafforzare la competitività europea attraverso una Strategia UE per il Turismo Sostenibile.
E mentre Bruxelles ragiona di governance, metriche e resilienza, viene spontaneo chiedersi: l’Italia dov’è?

L’Europa parla di dati. Noi di presenze record.
Il turismo europeo sta entrando nell’era data-driven. Il progetto FACILITATE e lo European Tourism Data Space puntano a costruire un ecosistema condiviso di informazioni per gestire flussi, prevedere criticità, pianificare investimenti.
In Italia, invece, il dibattito pubblico continua a fermarsi al numero di arrivi e presenze. Ogni estate celebriamo il “boom turistico”, senza interrogarci seriamente su:
- sostenibilità dei centri storici
- desertificazione commerciale
- pressione abitativa
- qualità dell’occupazione nel settore
Siamo un Paese straordinario, ma governato ancora con una logica emergenziale e comunicativa. Il Ministero del Turismo appare più concentrato sulla narrazione che sulla costruzione di un’infrastruttura strategica.
E il turismo, oggi, è infrastruttura.

Tampere: la sostenibilità come sistema
Tampere, Capitale Europea del Turismo Intelligente 2026, non ha la Colosseum economy, né la costiera da cartolina. Eppure lavora su:
- previsione dei flussi tramite strumenti digitali
- coinvolgimento strutturato delle imprese nel programma “Think Sustainably”
- accessibilità reale, non dichiarata
- connessioni tra città e parchi naturali
Qui la sostenibilità non è un hashtag. È un modello operativo.
In Italia parliamo di turismo lento, borghi, cammini, ma raramente integriamo queste narrazioni in un sistema nazionale coerente. Ogni regione fa per sé. Ogni città promuove sé stessa. Manca una regia capace di trasformare le buone pratiche in standard.
Dubrovnik: governare il successo
Dubrovnik è un laboratorio interessante perché affronta il problema che l’Italia finge di non vedere: l’overtourism.
Zona a traffico limitato nelle aree più sensibili, rinverdimento urbano per contrastare il calore, tutela dell’isola di Lokrum come polmone verde.
Non è perfetta, certo. Ma è consapevole.
In Italia, Venezia continua a essere un caso simbolico affrontato a colpi di ticket sperimentali. Firenze combatte con affitti brevi e saturazione. Roma vive di rendita monumentale senza un vero piano integrato di gestione dei flussi.
Abbiamo le destinazioni più desiderate al mondo, ma le amministriamo come se fossero infinite.
L’Europa pianifica. L’Italia reagisce.
All’ITB Berlin 2026, la Commissione europea porterà sul palco il Commissario Apostolos Tzitzikostas per discutere di equilibrio tra industria e qualità della vita.
E noi?
In Italia il turismo resta spesso confinato a delega politica secondaria, con continui cambi di impostazione, bandi frammentati e una visione troppo legata al consenso immediato.
La domanda vera è questa: vogliamo essere leader o semplici beneficiari del patrimonio ereditato?
Il punto politico
Il problema non è la mancanza di risorse. È la mancanza di metodo.
L’Europa sta costruendo un ecosistema integrato tra dati, sostenibilità e competitività. L’Italia continua a oscillare tra marketing territoriale e celebrazione dei numeri record.
Senza una strategia nazionale forte su:
- gestione intelligente dei flussi
- formazione avanzata del capitale umano
- digitalizzazione reale delle destinazioni
- misurazione dell’impatto ambientale
rischiamo di restare spettatori in un settore che dovremmo guidare per storia, cultura e capacità imprenditoriale.
Il turismo non è una cartolina. È politica economica.
E finché non lo tratteremo come tale, saremo il Paese più bello del mondo… ma non il più lungimirante.
Paola Idilla Carella

Giornalista, autrice e conduttrice tv ha prodotto per quasi un decennio un noto programma televisivo sull’arte e la cultura in Sicilia, Profile Magazine tv.
Scrive per diverse testate ed è stata Direttore Responsabile di CulturaIdentità.
Oggi è Coordinatore Nazionale e responsabile della comunicazione dell’Unione Nazionale Vittime(UNAVI).
