Dall’India con ‘Amore’ – Padre Philo primo Parroco/Priore Indiano di Milano

Milano

Intervista a Padre Philomineraj Amburose – Parroco Priore di S. Carlo al Corso

Nome Omen: nel nome il destino!
Per Padre Philomineraj Amburose (dai fedeli milanesi chiamato affettuosamente Padre Philo) era già tutto scritto alla sua nascita, avvenuta a Chennai (nome attuale della città di Madras, nella regione di Tamil Nadu, a sud dell’India), in una famiglia profondamente cattolica che vive tuttora nella città dove l’apostolo Tommaso fu martirizzato e in cui si trova la sua sepoltura.
Studi classici in seminario, due lauree in Economia e Psicologia, poi alla Pontificia Università Lateranense a Roma.  Ottenuta la cittadinanza italiana, ha assunto la carica di Parroco, carica che riveste presso la Basilica di S.Carlo al Corso da sempre tenuta dalla Congregazione dei Padri Servi di Maria, di cui è Priore.

Abbiamo rivolto alcune domande al Padre

 Come vive questa esperienza italiana e milanese:

R. “Bene, mi sento proprio italiano (oltre che Indiano) e, a Milano, ho trovato molto calore ed affetto da parte dei fedeli”

«Sto vivendo questa esperienza italiana, e in particolare milanese, come un dono della Provvidenza. Mi sento profondamente italiano, pur custodendo con gratitudine le mie radici indiane: è come se queste due appartenenze si armonizzassero in un unico cammino di fede. A Milano ho incontrato una comunità viva, capace di testimoniare il Vangelo con semplicità e calore. L’affetto dei fedeli non è solo umano, ma è per me segno concreto della comunione ecclesiale e della presenza del Signore che accompagna il mio ministero.»

Ci sono differenze nella sua opera pastorale rispetto a Chennai?

«Ogni Chiesa locale ha il suo volto, la sua storia e le sue sfide. A Chennai il contesto culturale e religioso è diverso, questo incide naturalmente anche sull’azione pastorale: lì la fede si esprime in forme profondamente radicate nella tradizione e nella vita quotidiana delle persone. A Milano, invece, mi confronto con una realtà più secolarizzata, dove è necessario un ascolto ancora più attento e un dialogo costante con chi è in ricerca.

Tuttavia, al di là delle differenze culturali, la missione rimane la stessa: annunciare il Vangelo e accompagnare le persone nel loro cammino spirituale. Cambiano i linguaggi e le priorità pastorali, ma il cuore del ministero resta identico, perché è sempre il Signore a guidare e a operare nella vita delle comunità.»

Avverte una diminuzione del numero di fedeli? 

“Sì, la diminuzione della partecipazione è un fenomeno che caratterizza il nostro tempo e interpella profondamente la Chiesa. Anche qui si avverte questo cambiamento, soprattutto nel confronto con il passato. Tuttavia, nella comunità di San Carlo possiamo considerarci fortunati: rispetto ad altre chiese della zona che visito regolarmente — dove talvolta il sacerdote celebra davanti a pochissimi fedeli — registriamo una media di trenta o quaranta partecipanti a ogni Messa feriale.

Non si tratta soltanto di numeri, ma di persone concrete, di volti, di storie. Questo ci incoraggia a proseguire con fiducia, curando l’accoglienza, l’ascolto e la qualità della vita spirituale, nella consapevolezza che è il Signore a far crescere la sua Chiesa.»

Quale iniziative ha promosso per cercare di frenare la disaffezione dei fedeli?

«Di fronte alla disaffezione non credo bastino strategie organizzative: occorre anzitutto ricostruire relazioni. Per questo ho voluto promuovere numerosi incontri dedicati all’ascolto personale e comunitario. Le persone hanno bisogno di essere accolte, di sentirsi chiamate per nome, di trovare uno spazio dove poter esprimere le proprie domande, talvolta anche le proprie fatiche di fede. L’ascolto è già una forma di evangelizzazione.

Un altro segno concreto è la Basilica sempre aperta: in una città frenetica come Milano, offrire un luogo stabile di silenzio e preghiera significa testimoniare che Dio è presente e disponibile, che la Chiesa non chiude le sue porte. Molti entrano anche solo per pochi minuti, ma spesso quel tempo diventa un seme.

Abbiamo poi valorizzato celebrazioni particolari e momenti fortemente simbolici. Penso, ad esempio, alla memoria dell’11 febbraio in onore della Madonna di Lourdes: dal Santuario di Lourdes ci è stata donata un’immagine sacra che resterà stabilmente in San Carlo. È un segno di comunione ecclesiale e un richiamo alla dimensione della guarigione interiore, tanto necessaria oggi.

Quest’anno la nostra comunità vive un tempo di grazia speciale: dal 17 febbraio 2025, festa dei Sette Santi Fondatori, celebriamo i cento anni dal ritorno dei Servi di Maria a Milano dopo le soppressioni napoleoniche e asburgiche. La loro presenza in città risale addirittura al 1288, quando il giovane Ordine fiorentino, nato nel 1233 attorno ai sette primi Padri, giunse nel centro-nord Italia. Il primo convento sorse presso Porta Orientale; successivamente i frati si stabilirono nell’area dell’attuale Basilica di San Carlo, dando vita a un centro spirituale e culturale che ha inciso profondamente nella storia milanese.

Milano ha amato e riconosciuto figure luminose legate alla nostra tradizione: il Giovannangelo Porro, esempio di dedizione catechetica e di carità; San Carlo Borromeo, che raccolse e sviluppò quell’eredità nel grande rinnovamento pastorale della diocesi; e in tempi più recenti David Maria Turoldo, voce profetica e poeta, che durante l’occupazione nazista contribuì a salvare numerosi perseguitati e seppe coniugare fede, cultura e impegno civile. Anche le iniziative della Corsia dei Servi, la Messa della Carità, i concerti d’organo e le proposte culturali hanno rappresentato nel tempo un ponte tra la Chiesa e la città.

Il Centenario, dunque, non è solo una commemorazione storica, ma un’occasione di rinnovamento spirituale e culturale. Desideriamo che sia un evento di pietà, cultura e bellezza, capace di parlare anche a chi si sente distante. In questa prospettiva siè inserito il Gran Gala Lirico del 14 febbraio, a ingresso libero: un momento in cui l’arte — attraverso arie e duetti d’opera, brani per violino e pianoforte — diventa via di elevazione dell’anima.

Credo profondamente che la bellezza, la memoria e la cura delle relazioni possano essere strumenti concreti per riaccendere nei cuori il desiderio di Dio e il senso di appartenenza alla comunità.»

1 thought on “Dall’India con ‘Amore’ – Padre Philo primo Parroco/Priore Indiano di Milano

  1. Congratulazioni di cuore a Padre Philo, per il suo nuovo incarico.
    Ho avuto la fortuna di frequentarlo a Udine e ho sempre apprezzato la sua straordinaria semplicità: una qualità rara, che unisce profondità, cultura e umanità autentica.
    Dall’India all’Italia, un percorso vissuto con discrezione e spirito di servizio. Sono certo che saprà guidare la comunità con il cuore, prima ancora che con il ruolo.
    Un grande abbraccio e buon cammino, Padre Philo 🙏

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