Ogni anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) registra circa 15 milioni di casi di ictus a livello globale. Di questi, 5 milioni sono fatali e altri 5 milioni causano danni neurologici permanenti. Sebbene i fattori di rischio tradizionali restino ipertensione, fumo, sedentarietà e colesterolo, uno studio pubblicato sulla rivista Neurology ha spostato l’attenzione su un elemento genetico non modificabile: il gruppo sanguigno.
Lo studio della University of Maryland School of Medicine
Un team di ricercatori ha condotto una meta-analisi su 48 studi, analizzando il patrimonio genetico di 17.000 pazienti colpiti da ictus e oltre 600.000 persone sane. L’indagine si è concentrata sull’ictus ischemico (che rappresenta l’87% dei casi totali) con un focus specifico sull’insorgenza precoce, ovvero prima dei 60 anni.
I risultati hanno evidenziato differenze significative tra i diversi gruppi sanguigni:
-
Gruppo A: presenta un rischio di ictus precoce superiore del 16% rispetto agli altri gruppi.
-
Gruppo O: risulta il più protetto, con un rischio inferiore del 12%.
-
Gruppo B: ha mostrato una frequenza maggiore tra i pazienti rispetto al gruppo O, sebbene con un impatto diverso dal gruppo A.
Secondo gli esperti, queste variazioni potrebbero dipendere da fattori di coagulazione, come piastrine e proteine circolanti, che cambiano in base alla genetica del sangue.
Prevenzione senza allarmismi
Nonostante i dati, gli autori dello studio invitano alla calma. Il dottor Braxton D. Mitchell ha sottolineato che l’aumento del rischio è considerato “modesto”. Di conseguenza, chi appartiene al gruppo A non deve allarmarsi né sottoporsi a test clinici aggiuntivi basandosi esclusivamente su questo fattore.
Il dottor Steven J. Kittner ha spiegato che il legame biologico non è ancora del tutto chiaro, ma l’ipotesi principale è che il gruppo A possa favorire la formazione di coaguli, aumentando la predisposizione a ictus o trombosi venosa profonda (già correlata a questo gruppo in studi precedenti).
L’importanza della consapevolezza genetica
Negli ultimi anni i casi di ictus in età giovanile sono in aumento, comportando spesso lunghi percorsi di riabilitazione e potenziali disabilità. Sebbene servano ulteriori ricerche per comprendere i meccanismi biologici esatti, lo studio ribadisce un concetto fondamentale: la prevenzione passa anche attraverso la conoscenza del proprio corpo, inclusi i fattori genetici spesso sottovalutati come il gruppo sanguigno.
Fonte: Neurology
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845