Sono a Chamonix-Mont-Blanc. L’aria è sottile, il paesaggio imponente, il Monte Bianco incombe con quella presenza silenziosa che ridimensiona ogni pretesa di controllo. Accanto a me c’è la mia amica Piera, con la sua famiglia. Camminiamo senza fretta, osservando il ghiacciaio, commentando le fratture, il colore della neve, i cartelli di allerta.
È uno di quei luoghi in cui la parola complessità smette di essere astratta
“Qui non puoi permetterti di sbagliare”.
Piera lo dice quasi sottovoce, ma è una frase che resta. Ed è esattamente da questa frase che il mio pensiero corre all’intelligenza artificiale.
La letteratura scientifica più recente mostra come, in diversi contesti alpini europei, l’AI venga studiata e sperimentata per prevedere il rischio valanghe tramite modelli di machine learning; monitorare movimenti del terreno ed instabilità rocciose, integrare dati meteo, satellitari e storici per costruire scenari probabilistici di rischio.
Non so se tutto questo avvenga oggi, concretamente, anche a Chamonix ovvero se Chamonix sia un territorio “governato” dall’intelligenza artificiale. Ed affermarlo sarebbe scorretto.
Ma camminando per Chamonix è evidente perché questi strumenti vengano pensati proprio per ambienti quali la montagna che non è un dataset ordinato. È rumore, eccezione, variabile improvvisa. Ed è proprio ciò che rende l’uso dell’intelligenza artificiale, in contesti come Chamonix, affascinante e problematico insieme.
Gli studi sono chiari su un punto: l’AI non produce verità, ma probabilità. E le probabilità, qui, vanno maneggiate con estrema cautela.
La mia amica Piera guarda la montagna e dice: “I modelli dell’intelligenza artificiale possono aiutare, ma se qualcuno smette di guardare con i propri occhi, diventano pericolosi.” È una sintesi perfetta di ciò che emerge anche dalle fonti scientifiche: l’intelligenza artificiale non sostituisce l’esperienza umana, la affianca, se usata bene.
La montagna insegna una lezione che l’intelligenza artificiale farebbe bene ad ascoltare: non tutto è prevedibile, non tutto è automatizzabile, non tutto è delegabile.
Forse l’AI, a Chamonix come altrove, può essere utile solo se accetta di stare un passo indietro. E se, accanto agli algoritmi, resta sempre qualcuno come Piera, capace di fermarsi, guardare il cielo, e dire “oggi no, oggi non si sale”.
Avv. Simona Maruccio

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.