Lorenzo Usellini era erede di una famiglia novarese di ottima fortuna.
Già possidenti terrieri nel 600, amministravano le loro terre da cui traevano proventi.
Il nonno Carlantonio, però, non aveva voluto seguire le orme famigliari ed era emigrato in Olanda dove aveva fondato col fratello un’impresa commerciale molto fiorente per l’import-export di acciai inglesi, tessuti di Fiandra e porcellane tedesche. In seguito, aveva liquidato la sua parte ed era tornato in Italia ad Arona con un patrimonio ingente che verrà ereditato dal nipote Lorenzo (1856 – 1925).
Quest’ultimo decise di stabilirsi a Milano e aprire un’attività di produzione e distribuzione di cosmetici e profumi, settore allora agli albori e promettente.
Nacque così nel 1883, Satinine, azienda cosmetica in Milano da sempre radicata sul territorio, attiva fino alla fine del 900.
E che oggi, dopo decenni, rinasce dalle sue ceneri, per merito della visione di Andrea Galletti, grazie ad un lavoro accurato di ricerca storica e di ricostruzione filologica dei prodotti che la società commercializzava in origine.
Cosa per niente facile come vedremo.
Per replicare infatti le composizioni dei profumi Satinine sono state fatte analisi al gascromatografo delle essenze in gamma nel 1930 e ricostruirne le formule.

Fortunatamente, il vasto archivio di Satinine è stato conservato dalla famiglia Usellini, rendendo così possibile ricomporre le fragranze di una volta.
Fra le referenze della Satinine Industria Odoraria che fu, le più famose, troviamo profumi come “Orchidea Nera” (1930) che ci riporta all’odierno profumo di Tom Ford Black Orchid, chissà se chi ha formulato quest’ultimo lo conosceva, “Caccia alla Volpe”, (1935), profumo maschile, “Sogni Miei” (1940) “Verve” (1946), tutti racchiusi in flaconi delle Industrie Bormioli.
Orchidea Nera in particolare ha avuto, tra l’altro, come testimonial, Sophia Loren, in occasione dell’uscita del suo film nel 1958, Orchidea Nera, appunto che le valse la Coppa Volpi.
La ricostruzione di questi profumi dicevamo non è stata facile in quanto ha comportato anche adattarli al presente perché molti ingredienti che si usavano allora, maggiormente quelli di origine animale, sono vietati oggi dalla legislazione e dunque bisognava raggiungere lo stesso risultato con molecole chimiche moderne.

Inoltre ove possibile, la decisione è stata quella di privilegiare materie prime italiane, come la lavanda del Monte Bianco o del Chianti, differenti da quella di Provenza, il gelsomino di Calabria, il legno palissandro, la menta e il basilico italiani.
Un altro prodotto tipico dell’azienda erano i “calendarietti” tascabili per ricordare date e ricorrenze e fare pubblicità, molto famosi nell’800
Oggi Satinine si trova in centro in via Mengoni, tra il Duomo e la Scala, in un negozio che di proposito ricorda le vecchie portinerie Art Deco anni 30 disegnate dal Portaluppi, mentre un tempo era in via Broggi 23, oggi sede di Dolce & Gabbana.
Eleonora Prina
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