Un sabato di forte tensione ha scosso Milano, dove circa cinquemila persone sono scese in piazza per manifestare contro i Giochi Olimpici e diverse problematiche sociali. Il bilancio finale dell’evento è di sei fermati a seguito degli scontri avvenuti nel quartiere Corvetto. Il corteo era partito da piazzale Medaglie d’Oro, in zona Porta Romana, con l’obiettivo dichiarato di contestare il modello di sviluppo legato alle Olimpiadi e l’impatto ambientale delle nuove infrastrutture.
Gli attacchi e la dinamica degli scontri
La situazione è degenerata quando una parte dei manifestanti, con i volti coperti da caschi e passamontagna, si è staccata dal gruppo principale tentando di forzare il blocco per tentare un assalto verso punti sensibili, in particolare l’imbocco della tangenziale Est e le aree limitrofe al Villaggio Olimpico e al palazzetto dell’hockey di Santagiulia. I manifestanti hanno utilizzato bombe carta, petardi ad alto potenziale e fuochi d’artificio sparati ad altezza uomo verso i cordoni di polizia, contro i quali sono inoltre state lanciate pietre, bottiglie e sassi. Le forze dell’ordine, già schierate in assetto antisommossa con numerosi blindati, hanno sbarrato il passaggio, rispondendo con cariche di alleggerimento e l’attivazione degli idranti. l numero delle persone portate in Questura è salito a sei fermati (inizialmente indicati come cinque). Si tratta prevalentemente di giovani appartenenti ad aree dell’antagonismo milanese.
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e altre figure istituzionali hanno espresso solidarietà agli agenti rimasti feriti, condannando le azioni come “violenza organizzata” piuttosto che semplice protesta democratica.
Le diverse anime della manifestazione
L’intera manifestazione è apparsa come un calderone di istanze molto eterogenee tra loro, dove la critica alle Olimpiadi è servita da pretesto per dare sfogo a un risentimento generalizzato. Si è passati dalle performance sugli alberi abbattuti a Cortina — con tanto di sagome di cartone — agli slogan contro l’agenzia antimmigrazione statunitense ICE, paragonata alle SS. In un mix ideologico quantomeno bizzarro, le bandiere palestinesi sventolavano accanto ai fumogeni fucsia del collettivo Non una di meno, contro l’esclusione degli atleti transgender dalle competizioni.
La retorica della Cub Milano, rappresentata da Mattia Scolari, ha bollato i Giochi come un’opera inutile basata sulla cementificazione e sullo sfruttamento del precariato, ignorando l’indotto e il prestigio che un evento simile porta alla metropoli. Anche l’ex mercato comunale di piazza Ferrara è diventato teatro di una protesta, con manifestanti saliti sul tetto per sbraitare contro la speculazione edilizia e le inchieste urbanistiche che hanno coinvolto il CEO di Coima, Catella. In definitiva, quella che doveva essere una difesa dei quartieri popolari si è risolta nell’ennesimo pomeriggio di disagi per una protesta che è sembrata più interessata a distruggere che a proporre alternative concrete.