Cesareo in ritardo e danni permanenti: decisivo il lavoro legale che ha portato alla assoluzione per danno erariale

Attualità

Un parto segnato da un ritardo clinico, una disabilità permanente e una lunga battaglia giudiziaria durata quasi vent’anni. Ma anche un’azione legale puntuale e tenace che ha permesso di ricostruire responsabilità e nesso causale, portando prima al risarcimento civile e poi alla condanna per danno erariale. Nella vicenda del bambino nato nel 2006 all’ospedale Sirai di Carbonia, un ruolo centrale è stato svolto dall’avvocato Marco Tavernese, legale della ostetrica ricorrente.

Il caso, noto, riguarda un parto durante il quale il cordone ombelicale risultava stretto attorno al collo del feto. Una condizione che, se non affrontata con tempestività, può determinare sofferenza fetale acuta e danni irreversibili. Secondo quanto accertato in sede civile, il ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo ha provocato un principio di soffocamento, con conseguenze neurologiche permanenti per il neonato.

L’azione promossa dalla Corte dei Conti, per far rifondere dall’ostetrica, assistita dall’avvocato Tavernese, era nata nel 2019 all’esito di una transazione contclusa tra la famiglia e l’allora ATS, per un importo di circa 1,56 milioni di euro a titolo di risarcimento. Un esito che non è stato il punto di arrivo, ma il presupposto per un ulteriore passaggio giudiziario: l’azione di responsabilità davanti alla Corte dei Conti per il recupero del danno erariale nei cofnronti dell’ostetrica.

Nel procedimento contabile, la Procura regionale ha contestato un ritardo significativo nell’esecuzione del cesareo, quantificato in almeno due ore, riconducibile – secondo i giudici – alla mancata lettura e corretta interpretazione dei tracciati cardiotocografici. La Corte dei Conti ha assolto l’ostetrica, ritenendo provato che avesse segnalato tempestivamente l’anomalia, mentre ha individuato nel ginecologo la responsabilità principale, condannandolo a rifondere 300 mila euro alla sanità pubblica.

Un risultato che, sul piano sostanziale, rafforza l’impianto accusatorio già emerso nel giudizio civile e che conferma la solidità del lavoro istruttorio svolto negli anni. In questo quadro, l’attività dell’avvocato Marco Tavernese è stata determinantenell’escludere qualsivoglia responsabilità a carico dell’ostetrica.

La sentenza, destinata con ogni probabilità a essere impugnata, riapre inoltre il dibattito sul rapporto tra responsabilità professionale medica, tutela dei pazienti e sostenibilità del sistema sanitario.

Al centro, resta il bilanciamento tra la vicenda di un bambino e della sua famiglia e le responsabilità invocabili in capo alla struttura sanitaria e annessi operatori del settore, che grazie a una lunga e complessa azione legale hanno visto riconosciuti i propri diritti. E, sullo sfondo, il lavoro di chi ha trasformato un singolo caso di malasanità in una pronuncia destinata a incidere sul modo in cui il sistema pubblico affronta – e paga – gli errori evitabili.

Per maggiori informazioni: info@mtjust.com

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