Nonostante il 63% degli italiani chieda a gran voce una svolta nel sistema giustizia, la sinistra rispolvera il logoro copione del “soccorso rosso”. Con i sondaggi che vedono il “Sì” al referendum in netto vantaggio, scatta la controffensiva mediatica: una sfilata di attori, cantanti e intellettuali organici chiamati a metterci la faccia per blindare lo status quo.
Il solito parterre di vip contro il cambiamento
A nove settimane dal voto del 22 e 23 marzo, la macchina del “No” ha iniziato a produrre i suoi appelli firmati dai soliti nomi del circuito radical-chic. Da Fiorella Mannoia ad Alessandro Gassmann, passando per Dacia Maraini, Umberto De Giovanni e Lino Guanciale, è una rincorsa alla dichiarazione più ad effetto. Marisa Laurito si è già piazzata in trincea, bollando la riforma come uno scudo per i “potenti”, ignorando la paralisi di una giustizia che i cittadini chiedono di sbloccare.
L’evento simbolo di questa mobilitazione è previsto per mercoledì 21 gennaio al Teatro Manzoni di Roma, con il lancio del comitato “Giusto dire no”. Sul palco, sotto la regia delle giornaliste Serena Bortone e Giulia Merlo, si ritroveranno i volti noti della sinistra mediatica: Corrado Augias, Corrado Formigli, Attilio Bolzoni e la coppia Monica Guerritore-Roberto Zaccaria.
La “lezione” di Barbero e la smentita di Di Pietro
Anche lo storico Alessandro Barbero ha voluto dire la sua, con un video che agita lo spettro di una deriva autoritaria e della “distruzione del CSM”. Barbero evoca il ritorno al ventennio, sostenendo che la riforma metterebbe la magistratura sotto il controllo della politica.
Una tesi, quella dello storico, demolita punto su punto da chi la giustizia l’ha vissuta in prima linea: Antonio Di Pietro. L’ex pm, schierato per il “Sì”, ha risposto per le rime invitando Barbero a leggere meglio la Carta: “Da dove ricava simili certezze? Nel testo è scritto l’esatto contrario: l’indipendenza e l’inamovibilità dei magistrati restano immutate”. Di Pietro ha poi chiosato sulla necessità della separazione delle carriere per avere finalmente un giudice terzo: “Professore, legga l’articolo 111 della Costituzione e poi, se vuole, ne riparliamo”.
Una casta mediatica contro la riforma
Mentre la politica cerca di attuare la separazione delle carriere e dare attuazione al “giusto processo”, la risposta dei vip appare come un arroccamento ideologico. Il tentativo è chiaro: usare la notorietà per influenzare l’opinione pubblica e fermare una riforma che, dati alla mano, la maggioranza degli italiani sembra invece approvare.
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