Benvenuti al Grand Hotel Martesana

Milano

Ore 22, leggera pioggerella, fine di via Sammartini, zona Stazione Centrale, Lungargine Martesana. Passo a controllare la segnalazione di alcuni cittadini. Parlavano di una tendopoli. Una bidonville, una specie di girone infernale a cielo aperto nelle notti milanesi. Pensavo esagerassero. Qui ci sono alcune foto, lascio giudicare a voi. Io ci sono in mezzo, mi hanno fermato solo due volte per chiedere sigarette e soldi. Mi è andata bene, naturalmente. Qualcuno è stato derubato, qualcun altro inseguito. ci saranno una mezza dozzina di tende, forse anche di più. Di sicuro non è una di quelle situazioni in cui ti fermi a fare censimenti. Si è formata spontaneamente, questa mini favela, davanti alla sede del Progetto Arca. No, non commenterò. Lascerò fare a voi. A fianco corre il Lungargine Martesana. C’è l’Anfiteatro Martesana, ci sono alcuni nuovi localini.

Dall’altra parte della Martesana c’è il tempio radical chic della risata, lo Zelig. Qui non c’è niente da ridere. C’è una fiamma libera, alimentata da crtoni. Li portano sul luogo con un carrello industriale. Chissà da dove lo hanno preso. Dopotutto, sarebbe politicamente molto scorretto pensare che glielo abbia fornito il Progetto Arca. Infatti una fiamma libera in mezzo alle tende in poliestere e rifiuti di ogni genere è il classico rischio di strage che attende di avvenire. Pertanto, di sicuro non saranno loro ad alimentarlo. Chi sia, non lo sappiamo. Di sicuro attorno al fuoco c’è una umanità varia e variegata. Molti Italiani. La maggioranza non sembra proprio. Sono in attesa della cena, che verrà portata dalla cucina mobile. Finita la cena qualcuno dormirà in tenda, qualcuno sotto i ponti ferroviari. Le suite e le camerate.

Non chiedetemi quale sia quale. In mezzo i runner che corrono, le mamme con le carrozzine, gli anziani. No, non nella notte sotto la pioggia. Là ci siamo solo io e qualche passante.


Ecco, in mezzo a questo degrado, a questo disagio e a questo disastro sociale, eggere le parole della sinistra, orgogliosissima di questi quindici anni fa un certo effetto. Lo definirei senza grossi dubbi disgusto. Mentre i compagni pensano alla città spugna, questa gente non avrà mai una casa. Forse qualcuno a sinistra si aspetta che siano drenati anche loro dal verde pubblico. Naturalmente non è così: stanno solo costruendo altri Grand Hotel Martesana in tutta la città. Senza case a buon mercato, case che solo i privati possono costruire, questa sarà la fine di molti. Una fine di cui qualcuno, in nome della lotta ai cambiamenti climatici, magari sarà pure felice. Spero non molti, spero nessuno che stimo. Mentre rincaso, l’impressione che Milano abbia scentemente deciso di relegare tra i falò e il fiume tutti i problemi che non può risolvere con un bando a una cooperativa. No, non penso che sia una soluzione ragionevole. E voi?

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