Il panorama dei dazi negli Stati Uniti sta vivendo un inizio di 2026 particolarmente dinamico, tra l’attuazione di misure precedentemente annunciate dall’amministrazione Trump e alcuni segnali di distensione specifici per l’industria italiana.
Ecco un riepilogo delle ultime novità e di cosa aspettarsi per i prossimi mesi.
Primo successo per la pasta italiana
Una delle notizie più rilevanti per il nostro export riguarda la riduzione dei dazi antidumping sulla pasta italiana. Dopo mesi di pressione diplomatica e tecnica coordinata dalla Farnesina:
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Aumenti ridimensionati: Le ipotesi iniziali di tariffe fino al 91,4% sono state drasticamente ridotte. I nuovi rincari per i marchi italiani coinvolti oscillano ora tra il 2,96% e il 13,98%.
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Procedura in corso: Sebbene la riduzione sia stata avviata il 1° gennaio 2026, l’indagine ufficiale si concluderà l’11 marzo. Fino ad allora, l’efficacia delle misure più pesanti resta sospesa.
Slittamenti e rinvii strategici
Nonostante la retorica protezionista, la Casa Bianca ha concesso alcune deroghe per evitare contraccolpi immediati sull’economia domestica:
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Mobili e arredamento: L’aumento dei dazi su mobili da cucina e imbottiti, che avrebbe dovuto toccare punte del 50%, è stato posticipato al 2027. Restano però in vigore le tariffe attuali (intorno al 25%) introdotte nel 2025.
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Accordi bilaterali: Il Regno Unito ha finalizzato un accordo che ha portato alla rimozione dei dazi del 25% su acciaio e alluminio in cambio di quote agevolate per prodotti americani come la carne bovina. L’Unione Europea, invece, naviga verso una tariffa generalizzata del 15% su molti beni, frutto dei negoziati del “Patto di Turnberry”.
Il “dividendo dei dazi”: l’ipotesi dei 2.000 dollari
Una novità che sta facendo discutere molto negli USA (e che potrebbe influenzare i consumi) è la proposta del cosiddetto Tariff Dividend:
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L’amministrazione sta valutando di ridistribuire parte dei proventi doganali direttamente ai cittadini americani sotto forma di assegni da 2.000 dollari.
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L’obiettivo è compensare l’aumento dei prezzi al consumo causato dai dazi stessi, rendendo la politica protezionista più popolare tra le famiglie.
L’ombra della Corte Suprema
Resta però una grande incognita legale: la Corte Suprema degli Stati Uniti è chiamata a decidere sulla legittimità dei dazi generalizzati imposti tramite ordini esecutivi (sfruttando l’International Emergency Economic Powers Act).
Se i giudici dovessero dichiarare illegittimi i dazi, il governo potrebbe essere costretto a rimborsare circa 90 miliardi di dollari già riscossi, creando un terremoto nei conti pubblici e nelle catene di approvvigionamento globali.
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