La sinistra e quel complesso rapporto con gli sfratti

Milano

“Sono al secondo giorno di sciopero della fame, un gesto contro la decisione del Comune di Milano di chiudere il Museo Leonardo3”. Massimiliano Lisa, direttore del Museo, prosegue la protesta contro quella che definisce “una violenza intollerabile contro il patrimonio culturale, l’educazione dei nostri figli e l’intera cittadinanza”.

Massimiliano Lisa

Alla protesta estrema Lisa arriva anche per farsi sentire. Per superare, scrive ancora, “l’indifferenza dell’amministrazione, sorda alle richieste e sprezzante del dialogo da 16 mesi”, che “mi lascia consumare questo sciopero pur di non degnarmi di ascolto. Non posso più tollerare l’arroganza con cui calpestano la nostra dignità. Questo sciopero – prosegue – è un grido per riaffermare la dignità di Milano e dei suoi cittadini, oltraggiati da un’amministrazione che ha reciso ogni legame con le persone che dovrebbe servire”.

Così Repubblica. Per una volta solerte, il Comune stupisce con la sua ferrea volontà di procedere, una volta ogni tanto, a uno sfratto. Soprattutto contando che con il Leonkavallo, ad esempio, la mano è sempre stata più leggera. O per non citare la vicenda, surreale, dell’immobile concesso in via Rizzoli a una associazione vicina a un altro centro sociale, che fino a poco tempo fa occupava in via Esterle.

Lo stupore, va detto, dura poco se si considera la posizione (Galleria Vittorio Emanuele) e soprattutto il valore e il denaro che si può ricavare da quegli spazi. Non entrerò nella vicenda, che deriva dal fallimento dell’hotel Seven Stars, ma è davvero singolare che una maggioranza così attenta alla cultura voglia sfrattare un museo. Privato. Dunque non a carico del cittadino. Con un buon successo.

O forse questi fattori aiutano a comprendere la vicenda: se si muove, tassalo. Se si muove ancora, tassalo. Se non si muove più, sussidialo. Lo diceva Reagan, ma vale anche per Milano. Qui si è passati allo sfratto, ma il punto è sempre lo stesso: se funziona da solo e non grazie allo Stato, questa attività non s’ha da fare. Adesso attendiamo dal TAR di sapere come finirà questa vicenda. E soprattutto se finirà prima o dopo lo sfratto del Leonka.

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