Usura, Fondazione San Bernardino: in 20 anni orientate oltre 4.700 persone

Società

La Fondazione San Bernardino, l’ente antiusura delle diocesi lombarde, compie 20 anni: dalla sua nascita, il 25 giugno 2004, ha ascoltato, orientato e consigliato 4.773 persone con problemi finanziari e di sovrindebitamento, e ha disposto interventi di garanzia o erogazione diretta per 479 beneficiari, destinando per l’aiuto loro rivolto, tramite diversi strumenti, 5 milioni 803 mila euro. Le risorse ottenute, per un totale di quasi 6,1 milioni di euro, sono derivate per il 51% dal Ministero delle Finanze sulla base delle leggi di settore e per il 49% da fondi 8 per mille veicolati dalle diocesi lombarde; sono servite a coprire, in gran parte, la costituzione dei fondi di garanzia e le varie forme di aiuto ai cittadini, in parte il funzionamento della struttura. Ieri, a vent’anni di distanza, la sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha ospitato un convegno durante il quale sono stati presentati gli esiti di due decenni di lavoro a fianco di persone e famiglie esposte a condizioni finanziarie di estrema precarietà, e sono state discusse le prospettive di impegno per il futuro.
Per quanto riguarda i beneficiari, sono in media maschi, coniugati, con titolo di licenza media, dipendenti privati. Hanno accumulato mutui e finanziamenti a breve termine (valore medio, oltre 23 mila euro) o a medio-lungo termine (valore medio, oltre 76 mila euro), da restituire con una rata il cui valore medio mensile (914 euro) incide per oltre il 55% sul volume delle spese complessive che devono affrontare e assorbe quasi completamente il loro reddito mensile medio (1.148 euro).
La cornice di senso di questo servizio, che è reso possibile da 16 volontari esperti (solitamente ex bancari), in appoggio al personale dipendente, è stata tracciata da monsignor Mario Delpini, nel suo intervento a conclusione della mattinata. “Il denaro sporco, i prestiti usurai – ha dichiarato l’Arcivescovo di Milano – sono come il sangue infetto. Viene iniettato in un organismo che ha bisogno di una trasfusione e avvelena tutto il corpo. La Fondazione San Bernardino, con la sua capillare presenza nel territorio e con la competenza e pazienza dei suoi volontari, è un piccolo presidio che cerca di dissuadere coloro che hanno bisogno di liquidità a ricorrere al “sangue infetto”. È una sfida impari e drammatica, che si può vincere solo con un incremento di sensibilità civica, di pratica della legalità, di alleanza delle istituzioni, di formazione e accompagnamento finanziario, di determinazione a contrastare l’omertà”.
La Fondazione San Bernardino (FSB) applica gli strumenti resi disponibili dalla legge 108/1996 “Disposizioni in materia di usura”. Ha forma giuridica di onlus, la sede centrale in piazza Borromeo 6 a Milano e una ventina di sedi satellite presso i Centri d’ascolto di altrettante città lombarde. I dati che fotografano il lavoro da essa svolto in due decenni sono stati illustrati durante il convegno da Luciano Gualzetti, presidente dell’organismo, nonché direttore di Caritas Ambrosiana, e da Alberto Valcarenghi, membro del consiglio di amministrazione. e le varie forme di aiuto ai cittadini, in parte il funzionamento della struttura.
Il principale strumento di intervento è costituito dalle garanzie che FSB offre agli istituti bancari (Banche di Credito Cooperativo, Banca Mediolanum e Banca Intesa) con i quali si concludono convenzioni per erogare prestiti a persone che hanno bisogno di ripianare pesanti debiti: le garanzie coprono percentuali diverse del debito accumulato, a seconda che avvengano impiegando fondi Mef o fondi propri di FSB. Altri strumenti di intervento sono le escussioni, gli accordi di saldo e stralcio o erogazioni dirette agli indebitati, e vengono impiegati a seconda della situazione finanziaria e della effettiva capacità di collaborazione dei beneficiari. L’aiuto è sempre integrato da percorsi di accompagnamento sociale e di educazione al risparmio e al corretto uso del denaro; in proposito, decisivo è il rapporto che si instaura con i soggetti (centri d’ascolto e servizi Caritas, ma anche parrocchie e servizi sociali istituzionali) che inviano alla Fondazione i debitori.
“A tutti costoro – ha spiegato Luciano Gualzetti – abbiamo assicurato un accompagnamento tangibile, per evitare che cadessero vittima di circuiti illegali. Si tratta di soggetti non necessariamente poveri, ma fortemente indebitati per non aver saputo gestire in modo adeguato il loro denaro. Sono persone spinte dal sistema non a risparmiare, ma a investire tramite strumenti finanziari gravidi di rischi; convinte a contrarre piani di finanziamento che a un certo punto, in caso di spese impreviste o di riduzioni del reddito, si rivelano insostenibili; indotte a consumi non essenziali ed esorbitanti rispetto alle entrate; segnate da dipendenze compulsive, causate, negli ultimi anni, soprattutto dalla diffusione incontrollata dell’azzardo; vittime di truffe, sempre più spesso online. Abbiamo evitato che molti di costoro finissero nei circuiti dell’usura, dando così il nostro contributo a battaglie di legalità che la società e la politica dovrebbero condurre in maniera più incisiva, a cominciare dal versante legislativo”.

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