Re Silvio torna da Monza vittoriosa, l’accoglie il suo Senato da presidente cingendolo d’allor

Economia e Politica RomaPost

È fine agosto, il momento del vaticinio e, Crespi, ex spin doctor del Cavaliere, scolpisce le sue previsioni, Letta ko e lo sa, Calenda idem ma non lo sa, poi surprise Paragone, che sta ancora a raccogliere le firme, dicono fake, ma che ha a capolista a Ostia una grande Chiaraluce. Mica la Lorenzin. Il 25 agosto la Meloni era di un soffio davanti al Pd, Calenda e Renzi non sfondavano, Conte era avvantaggiato dalla caduta del Draghi. I voti persi dai democratici finivano tutti nell’astensione di centro e sinistra. Il 29 agosto Demopolis avvertiva che le grandi coalizioni perdevano colpi sotto l’attacco del Terzo Polo e delle 5 Stelle. Il giorno dopo, ancora montagne russe, per Tecnè ed per il Tg5 il centrodestra sfiora il 50%, per Quorum/YouTrend è avanti di venti punti. Il 31 agosto per Tecnè ed Euromedia Meloni doppia Salvini, Terzo Polo avanti su Fi.

La previsione burLetta è corretta, la destra può superare i 2\3 dei seggi e modificare la Costituzione da sola. La lista Di Maio è inutile dispersione ed il Terzo Polo sta al 5%. Il primo sondaggio Swg La7, dopo la pausa estivadall’8 agosto, omaggia ancora il rimpianto Draghi ma ribadisce, non c’è partita, il centrodestra semina il centrosinistra. Ad un mese dal voto, per YouTrend la Meloni accelera e stacca sull’insereno Letta, anche i 5 Stelle lo fanno sulla Lega ed il Terzo Polo affianca Forza Italia; nulla è cristallizzato. Il primo settembre il Terzo Polo sorpassa Berlusconi secondo Noto. Il 6 settembre, per Ipsos astensione altissima, Fdi cannibalizza gli alleati, Terzo Polo sorpassa Berlusconi. Il 7 settembre per Supermedia/YouTrend/Agi, Ipsos ed Euromedia crolla il Pd, la Meloni,che doppia Salvini, al 25,8%; Renzi e Calenda superano Fi e per IZI i 5 Stelle sorpassano la Lega. 8 settembre, Masia segna i derby, Meloni strapazza Letta in pieno psicodramma e Salvini, Conte al 16% maramaldeggia sulla Lega; per CISE/Luiss Calenda e Renzi battono Berlusconi. Anche per Ipsos i 5 Stelle scavalcano la Lega.

9 settembre, sconvolgente, i Fratelli corrono, come secondo le previsioni di Crosetto, al 30%; ma sono al 26% svuotando una Lega sotto il 10%. L’ultimo sondaggio di Ipsos, vede i Fratelli, anzi le sorelle, in cima al 25,1%, una crescita in tre mesi del5,1%, mentre il Pd che agita la M perde nello stesso periodo il 2,5%, attestandosi 5 punti sotto. Ed i 5S con impetuosa crescita meridionale superano, chi l’avrebbe detto, la Lega, 14,5% a 12,5%. Fi, all’8%, riprende il Terzo polo al 6,7%. Oltre il 3% solamente Verdi\Sinistra\Reti civiche e Italexit. L’Istituto Cattaneo, l’Italia si tinge di ‘blu, rischio cappotto Pd nei collegi uninominali. Il centrodx sopravanza il centrosx, 46,6% a 27,2%, con solida maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato.

I social premiano Conte, affossano Terzo Polo e Di Maio. Programmi e candidati non contano; valgono solo i leader. Gli italiani rispondono di pari piglio, in 8 su dieci disinteressati alla campagna elettorale. Gli indecisi sono il 10,1% (donne 11,2%, giovani 13,6, studenti 22,7%,laureati 12,7%, diplomati 11,6%,benestanti 12,1%); l’astensione al 33,4%è la più alta dell’Italia repubblicana oggi stimata, in aumento del 6% rispetto al 2018 (votanti 72,9%). Si asterrebbero i meno giovani (40,3%), i meridionali (36%), gli isolani (39,2%), i meno istruiti (42,1%), i poveri (47,3%) e poverissimi (40,8%), i disoccupati (48,5), le casalinghe (38,4%) e i pensionati (39,6%), artigiani e commercianti (33,6%) ed i distanti dalla politica(70%).

Sembrava che i rapporti di forza tra i competitori non cambiassero più ed invece il clima, accesosi dalle gaffe sinistre, con tanto di discredito moralsessuale, rischia di dare risultati ancora più schoccanti. Dagospia malignamente dipinge l’urlo di Munk. Il Pd psicodrammatico (stile viva Pisa a Livorno) affonda nella chiamata alle armi di tedeschi e francesi nella tenzone e sprofonda, quando sottotraccia, preferisce confidare, piuttosto che nei suoi, nel ritorno dei masanielli meridionali pentastellati al Sud. Peggio che con il Renzi del 18% del 2018. Dopo avere offerto per tutta la legislatura un’ignominiosa prova di sé, i 5s revenant proprio sul fotofinish, in nome del Conte, papà del reddito di cittadinanza, supereranno sicuramente la Lega ma rischiano di diventare il secondo partito italiano, al 18%, relegando i democratici al terzo posto (17,5%). Nemmeno un 20% con gli scarsi e tristi sinistri e verdi.  La destra soffre problemi di improvvisa pinguedine. I numeri sono sempre intorno al 50%, monopolizzati dai Fratelli che toccando il 30% annichiliscono gli alleati che in tre si devono dividere il 20%, affiancati e sopravanzati dai Carenzi. Anche se quest’ultimi non saranno insensibili alle occasioni di posti di governo, portando la destra al 59% (includendo Italexit), l’improvvisa insignificanza dei partiti che hanno governato il Nord per decenni porrà notevoli problemi. Quanto al Pd, altro che 4 punti dalla Meloni; saranno quasi 13, uno per gli anni in cui governarono senza titolo. Un quadro pazzesco come quello del precedente voto, ed altrettanto volubile.

Morani e Cirinnà

Saranno contenti gli esclusi ex ministri Lotti e la Fedeli, si pentiranno le Cirinnà e Morani di avere accettato le candidature, già rifiutate. La Castelli ha rinunciato alla candidatura a a sua insaputa all’uninominale di Novara. Tranquillo, Casini, il super ex Dc, verrà votato ed eletto dagli ex compagni alla Bolognina. Posti blindati anche per l’ex sindaco di Bologna Merola, Ciani e Siani. Manca solo che Letta non passi a Vicenza.

Ad agosto il sentiment Pd sapeva di partita persa in partenza, ora suggerisce di votare direttamente per i 5s, elevati a sinistra del paese. Tanto è grasso che cola se il Pd vincerà in 15, massimo 20, collegi uninominali, sultotale di 221.La destra ne prenderà almeno 170.Voleva le primarie, burLetta; sputava su una legge elettorale definita astrusa e indigeribile, che Rosato ed i democratici avevano redatto, voluto ed approvato. Gaffe, giravolte, minacce fisiche, accuse campate in aria di ingerenze russe non si è fatto mancare nulla. Anche la batosta che prenderà l’alleata Boninoa Roma centro contro Calenda, replica della passata sconfitta con la Polverini. Meglio se la postradicalefaceva come Mihalovic.Anche Di Maio a Fuorigrotta non porta bene. Il Pd nel consegnare la Costituzione alla destra, lascia un ultimo ricordo, come denunciato da Baldelli, il sabotaggio della riforma del regolamento non emendato di fronte alla prossima diminuzione dei deputati per la paralisi di Montecitorio.

Simone Baldelli

Baldelli, stakanovista dei lavori parlamentari non ci sarà, non è candidato forzista. In I miei anni in Parlamento, in più di 3 lustri il volto storico di Forza Italia, il vicepresidente della Camera, l’imitatore più famoso dell’emiciclico, sempre presente (96%) in aula per le votazioni, con 664 interventi, 203 in commissione, 10 proposte di legge, 40 ordini del giorno, 387 milioni di risparmio in costi di gestione per i comuni terremotati, quello dello stop ai conguagli superiori a due anni nelle bollette, quello del nuovo registro delle opposizioni telefoniche, quello dell’obbligo della pubblicazione degli incassi delle multe, quello anti autovelox selvaggio, costui non verrà ricandidato. Come dopo 4 legislature, Giro,il nipote di Vespa, la schermitrice Vezzali, la ex governatrice Polverini, i milanesi Gallera e De Pasquale, Moles e gli amici del compianto Diaconale e di Letta senior. L’hanno deciso i 4 dell’apocalisse, Tajani, Ronzulli (capolista a Como), Bernini e Barelli chiusi in una stanza d’albergo. E dire che con le partenze di Gelmini e Carfagna un po’ di posto c’era. I 123 parlamentari uscenti, però, si aspettavano una cura dimagrante a 50; invece potrebbero essere parecchi di meno, solo i fedelissimi dei fedelissimi del Cavaliere. I CaRenzi prenderanno più voti. Rischi per Valentini capolista in Emilia, per Giacomoni nel Lazio dopo Barelli e la Spena, la Savino in Friuli e la Calabria capolista a Roma per il Senato; gran derby in veneto, Fontana vs Tosi. La candidata al Colle Casellati, contestata in Basilicata, dove ha dovuto riparare al posto di Moles, perché la Bernini le ha scippato il seggio veneto, peraltro concesso dai Fratelli. Più che scintille in Campania contro Martusciello messo in croce da De Siano. Blindati la Bergamini (capolista in Toscana Nord), Barelli, Zangrillo, Miccichè. Gasparri, Sisto, la Prestigiacomo, Giammanco e per Noi moderati la Binetti e Sgarbi. Fiduciosi, Cattaneo e le Rossello e Perego da Lombardia 1; la Aprea da Lombardia 3, un gruppo di regionali ed il presidente Confapi al Collegio 2. Al Senato 1 Ronzulli, Barachini, la Craxi.

Poi ci sono le martiri, l’assessora lombarda vedova Rizzoli, ex proprietario del Corrierone e la Dalla Chiesa protagonista delle reti Mediaset, figlia del generale ucciso dalla mafia. Anche il deputato Pd, Fiano, sconfitto sull’ennesima legge antifascista, forse ricorrerà alla memoria del padre sopravvissuto all’olocausto nello scontro all’uninominale per il Senato con la senatrice FdI. Rauti, ex moglie di Alemanno e figlia del fondatore missino di Ordine Nuovo. È uno schema avvalorato dal Quirinale su cui aleggia il grande martirio del fratello presidenziale. Poi, tra le compagne del Cavaliere, la Fascina, deputata, candidata in Lombardia 1 Milano Monza alla Camera e capolista al collegio 2, che certamente vale di più dell’escluso Baldelli.

Piccolotti e Di Biase mogli di Fratoianni e Franceschini

A sinistra rispondono la Piccolotti, moglie di Fratoianni, segretario di Sinistra, sopravanzando sull’esponente regionale del collegio plurinominale di Bari, la moglie De Biase che ha mandato da Roma al Senato a Napoli il ministro Pd Franceschini; la Lonardo candidata nel collegio plurinominale della Camera di Benevento con Noi di Centro, la formazione fondata dal marito Mastella. I giovani forzisti fanno notare che è esclusa da qualsiasi posizione utile una rappresentanza, anche minima, delle nuove generazioni. Berlusconi tornava dalla storica vittoria sulla Juve del suo Monza e, nel trionfo della coalizione, verrà capolista incoronato presidente con plebiscito all’uninominale dei collegi 2 e 3 Senato di Monza. Tanto basta (3 cont.)

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