Alcuni lo chiamavano Paracchini o Parachetti, per noi era semplicemente Armando

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I festeggiamenti per Santa Rita non erano ancora cominciati che già decine si sedie e tavolini

piazzale Gabrio Rosa

contornavano, come fa lo scialle sul collo, il piccolo ma basilare bar di Gabrio Rosa. Bar tabacchi e vini. Quando finiva la festa rimanevano centinaia di bollini sull’asfalto, il segno di quelle numerose sedie che comparivano dal nulla davanti al bar durante la festa parrocchiale. E quando passava la processione tutti smettevano di affondare il cucchiaino di plastica colorato nella coppa del nonno o della mia preferita coppa panna ed amarena e si facevano il segno della croce. Anche le prime zanzare di fine Maggio erano più rispettose, un paio di grattate e passava tutto. Io andavo a comprare per mio padre cinque nazionali semplici e me le metteva in una bustina di carta cerata. Le inseriva delicatamente dicendo solo: mi raccomando. In quel “mi raccomando” vi erano tutte le prime cento pagine del testo scolastico di educazione civica, mi raccomando, te le do anche se sei un bambino però so che non fumerai e che le porterai tutte a casa. Non c’era bisogno di pagarle, poi passavano i genitori.

Poi il Cinar, l’oro Pilla, il Punt e Mes. Ma a tenere banco era il calicino di rosso, ore ed ore con quel bicchierino di vino i quattro amici al bar non si alzavano mai. Ma non vi era fretta, avevi pagato le tue cento lire ed avevi il diritto perpetuo di seduta. Nessuno ti stava col fiato sul collo, nessuno ti faceva alzare anche se mangiavi solo un ghiacciolo. Ghiacciolo alla menta per gli innamorati, al limone per i nervosi ….e poi arrivò quello alla Cocacola. Sigarette di tutti i tipi, le terribili Alfa le potenti Turmak e le asfissianti Polmol. Le signorotte ” quelle che oggi chiamano tardone” ma che tutti si girano a guardare, fumavano le Mentolo, i signorotti le Dunhill. In quei giorni appariva qualche nuovo aiutante che poi magari non vedevi più per mesi. Poi crescendo diventò il bar delle telefonate riservate , le “telemorosate”. Una grande anta a semicerchio con lo storico telefono a gettoni. Mi raccomando non starci un’ora!!!. Ti chiudevi la ruota alle spalle, infilavi i gettoni appiccicosi ma sacri e via. Le guide saldamente ancorate ai detentori in ferro, uno sgualcito elenco di numeri utili e lei…… che non rispondeva, sempre sua madre per prima. Non so dire se lo frequentavamo per vera necessità o per guardare la bellissima figlia. Certo che l’ Armando era l’Armando. Non vi era il bigliardo come da Colombi o al Barabino, ma aveva il suo perchè, era un punto fisso anche per chi non fumava o non beveva. Ora è tutto cambiato perchè sono cambiate le persone, perchè sono cambiati i tempi, o forse solo perchè è giusto così, certo che quando il rasoio ha finito di riempirsi di schiuma e viene sciacquato sotto il rubinetto, non ha lo stesso fascino di quando veniva pulito sulle schedine dell’Armando….

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