Dustin Hoffman, l’anti-divo di Hollywood, compie 85 anni

Cultura e spettacolo
Da “Il laureato” in avanti l’attore americano ha segnato oltre cinquant’anni di storia del cinema.
Dustin Hoffman compie 85 anni.
L‘attore e regista americano festeggia una carriera da stella del cinema che gli è valsa due Oscar(per “Kramer contro Kramer” e “Rain Man – L’uomo della pioggia”) e l’ammirazione della critica per la straordinaria capacità di interpretare ruoli assai diversi con la stessa passione e con il suo caratteristico perfezionismo. Nato a Los Angeles l’8 agosto 1937, Hoffman ha raggiunto il successo ormai trentenne con il celebre film “Il laureato ” (1967).

Un talento che non conosce limiti, completato da un leggendario perfezionismo che spesso gli ha reso la vita difficile coi registi. Dustin Hoffman può essere tutto e il suo contrario, con una segreta predilezione per la commedia e una segreta vena di malinconia che si fonde con una nostalgia adolescenziale. Di origine ebraico-rumena, la famiglia di Hoffman è dovuta fuggire dai territori ucraini in seguito ai pogrom antisemiti del bolscevismo, fino a raggiungere l’America. Il padre Harry – un venditore di mobili, che in precedenza si occupava di allestire scenografie per la Columbia Pictures – e la madre Lillian Gold, pianista jazz, hanno deciso di chiamare il figlio con lo stesso nome di Dustin Farnum, divo del cinema muto: una sorta di segno premonitore, dunque, che ha di certo portato fortuna a Hoffman, che solo all’età di 78 anni saprà delle sue origini est europee.

Dopo aver iniziato gli studi di medicina, Hoffman decide di abbandonare i corsi universitari per tentare fortuna a New York, con l’obiettivo di sfondare come attore: dopo due rifiuti consecutivi, riesce a entrare nel prestigioso Actors Studio che, tra gli allievi, ha avuto talenti come Robert De Niro, Al Pacino, Marilyn Monroe e Jane Fonda. Negli anni Sessanta si esibisce al teatro “Off Broadway” e riesce a ottenere piccole parti in film per la televisione. Per lui sono anni tutt’altro che facili: dorme sul pavimento della cucina del collega Gene Hackman, e divide l’affitto con quest’ultimo e con Robert Duvall, anch’egli fortemente deciso a diventare attore.

Nel 1967 arriva la grande svolta: il regista Mike Nichols – che aveva già notato l’ottima recitazione di Hoffman nell’acclamata commedia Eh? – sta cercando il protagonista per “Il laureato“. Dustin lo viene a sapere da Mel Brooks, vicino di casa e marito di Anne Bancroft, colei che diventerà l’icona di quel film. La pellicola ottiene il plauso di tutta la critica, anche grazie alla splendida colonna sonora di Simon & Garfunkel, e conseguentemente porta alla candidatura del protagonista all’Oscar e al Golden Globe: è nata una stella.

Attore completo e celebrato che ha raccolto l’eredità istrionica di Jack Lemmon si è trovato spesso a rivaleggiare con Al Pacino: perse il ruolo di Mike Corleone ne “Il padrino” e quello di Shylock ne “Il mercante di Venezia”; vinse quello di Rizzo in “Un uomo da marciapiede” e soprattutto del disperato Raymond, il fratello affetto da autismo di Tom Cruise in “Rain Man” per il quale ebbe la seconda statuetta nel 1989, dieci anni dopo la vittoria con “Kramer contro Kramer”.

E’ stato (insieme a Robin Williams e Jack Lemmon) la più convincente donna della commedia americana grazie al trionfale “Tootsie” di Sydney Pollack (1982); ha incarnato il coniglio dal cuore d’eroe in “Cane di paglia” e  Piccolo, grande uomo “; ha vestito i panni di Capitan Uncino nella fiaba rivisitata da Steven Spielberg (“Hook“, 1991); ha dato vita a memorabili duetti di bravura: da “Il maratoneta” con Laurence Olivier a “La giuria” con Gene Hackman, da “Tutti gli uomini del presidente” con Robert Redford fino all’irresistibile “Wag the Dog” con Robert De Niro che suscitò la preoccupata curiosita’ di Bill Clinton (anticipava il caso Monica Lewinsky) che segnò la punta più alta della felice collaborazione tra Hoffman e il regista Barry Levinson.

Le sue incursioni nel cinema europeo sono rare ma significative: a sorpresa nel 1972 sceglie l’Italia su invito di Pietro Germi che lo vuole in “Alfredo Alfredo” con Stefania Sandrelli. Girato nelle Marche, il film rimarrà sempre nel cuore dell’attore. Ben più tardi, nel 1985, sarà agli ordini di Volker Schlondorff per un adattamento televisivo di “Morte di un commesso viaggiatore” e, appena un anno fa, apparirà in un ruolo che rende memorabile con poche scene nella miniserie “I Medici”. (Tgcom24)

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