Astensionismo? I ricchi votano, i poveri non vanno più a votare

Economia e Politica

Carlo Buttaroni, fondatore e presidente dell’Istituto demoscopico Tecne, parlando in modo molto chiaro specifica a Libero.

Carlo Buttaroni,

«Dal voto ideologico ormai siamo passati a quello economico, anche perchè le ideologie non esistono praticamente più: gli elettori a basso reddito, dalla politica, vogliono aiuti concreti, e se la politica non è in grado di darglieli tranne a spot e a una platea molto ristretta come nel caso del reddito di cittadinanza, le fasce meno abbienti non vanno più a votare, ne abbiamo avuto la certificazione. Al ballottaggio», spiega ancora Buttaroni, «l’astensionismo è cresciuto ulteriormente e la fascia meno abbiente ha disertato le urne ancora di più». Infatti meno del 30% degli elettori a basso reddito è andato alle urne delle Amministrative: dalla politica vogliono aiuti concreti.

Il quotidiano prosegue “ Al primo turno, il 12 giugno, stando alle rilevazioni di Tecne, era andato a votare soltanto il 28% degli elettori a basso reddito, contro il 63% di quelli a reddito medio e il 79% di quelli a reddito alto. Di questi tempi un anno fa Enrico Letta prometteva agli italiani che il Pd non sarebbe stato più il partito della Ztl. Lunedì  scorso, l’indomani delle amministrative, il suo vice, l’ex ministro Giuseppe Provenzano, ha rilanciato affermando che sulla scia dei successi di alcune città tra cui Verona i Dem non sono più solo il partito dei residenti del centro storico, ma anche in questa caso le analisi di Tecne dicono altro. «Certo, c’è stato un recupero nelle altre zone della città, ma non parliamo di grandi numeri, anche perchè la grande maggioranza degli elettori meno abbienti vota centrodestra. Sì il vecchio paradigma della sinistra che rappresenta i deboli si è completamente rovesciato»

Da Libero una breve storia “ L’inizio della grande disaffezione verso la politica tra le persone più in difficoltà, sottolinea Buttaroni, è iniziato con forza nel 2008: «La crisi finanziaria ha spinto il ceto medio in basso e l’ha fatto diventare una fascia fragile, è stato un passaggio epocale, queste persone in varie conferenze le abbiamo chiamate i “penultimi”, è un termine brutto ma rende bene l’idea di cos’è accaduto, e va comunque sottolineato che in Italia non abbiamo mai avuto un ceto medio particolarmente forte perché abbiamo una pressione fiscale folle che comprime tantissimo i redditi. Finché resistevano ancorale ideologie, come dicevamo, una fetta importante della popolazione aveva una ragione per andare a votare: poi ha iniziato a disinteressarsi alla politica, in parte anche all’elezione dei propri sindaci, e questa è un altro dato da non sottovalutare.  Un ruolo fondamentale in quest’ultima tornata lo hanno svolto i candidati a supporto dei sindaci, quindi il voto di preferenza dei singoli consiglieri. Vanno analizzati sia il primo turno che il secondo, lo dico perchè alcuni giornali e trasmissioni hanno scritto e detto che le elezioni le ha vinte il Pd, ma francamente mi sembra un po’ esagerato, perchè il primo turno ha avuto tutt’altro segno, e vanno guardati i dati nella loro interezza, non in modo parziale. Io direi che il centrodestra, seppur in qualche caso diviso, si è confermata la coalizione che raccoglie la maggioranza dei consensi degli italiani: le ultime elezioni dicono questo, almeno come appartenenza ai grandi gruppi. L’altro elemento chiaro è che è tornato il bipolarismo: la tendenza s’era notata già lo scorso ottobre, ma adesso si è notevolmente rafforzata»

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