La fuga dei lavoratori da Milano, la città del lavoro

Milano

Un’analisi e una constatazione per molti versi amara, ma l’attrattiva di un lavoro a Milano pare sparita, purtroppo anche nel mondo scolastico con conseguenze preoccupanti. E la città che si sviluppa sempre di più secondo Sala, rappresenta un modus vivendi troppo oneroso per molti. Evidenzia tra le tante osservazioni, Libero “La grande fuga da Milano è iniziata. Prima i dipendenti Atm, poi quelli del Comune e di Città Metropolitana, ora anche i docenti delle scuole. A migliaia vogliono lasciare il capoluogo lombardo. Cinquemila sono le richieste di trasferimento presentate dagli insegnanti “milanesi” all’ufficio scolastico, mentre decine e decine sono i lavoratori di Palazzo Marino, soprattutto neoassunti, che stanno presentando le dimissioni dopo aver vinto concorsi in altre città, lasciando di conseguenza sguarnite molte posizioni negli uffici. Stessa tendenza anche nell’ex Provincia, con circa il 20 per cento del personale tecnico e amministrativo che ha chiesto di partire verso altri lidi. «Ogni anno si registra una media di 1.500/2.000 trasferimenti effettivi nel mondo della scuola. Siamo in una fase storica dove la professione del docente non ha più lo stesso appeal e non esiste quindi quel ricambio necessario per coprire i vuoti.

Chi sceglie di venire a Milano spesso lo fa per ottenere il posto e poi andarsene, non per rimanerci», spiega Massimiliano Sambruna, di Cisl Scuola Milano a Libero. A incidere sono anche le basse percentuali di aspiranti prof che superano i concorsi. «Passa solo il 10 per cento, quindi le cose sono due: o sono tutti ignoranti, e mi rifiuto di crederlo, oppure è il sistema dei quiz che non funziona perché troppo selettivo e anche perché le università non formano adeguatamente a questa tipo di concorsi. La cosa davvero grave è che la poca continuità didattica diventa un grosso problema per gli alunni che ogni anno trovano insegnanti diversi». II rischio, assai concreto, è quello che a settembre diverse classi si ritroveranno scoperte.

«Diciamo pure che il reddito di cittadinanza e altri ammortizzatori sociali non incentivano per nulla l’idea di lavoro…», sottolinea Sambruna. Il quotidiano continua le sue analisi “Per quanto riguarda i dipendenti Atm, non più tardi di febbraio l’azienda aveva dichiarato pubblicamente di non riuscire a trovare nuove persone disposte a lavorare come autisti e tranvieri. Aveva quindi aperto una campagna di assunzione che prevedeva l’inserimento di 650 nuove risorse e per invogliare al mestiere aveva annunciato agevolazioni per gli affitti e un parziale rimborso dei costi sostenuti per ottenere patente e abilitazione ministeriale per trasportare i passeggeri su bus, tram e metropolitane. La barriera, spesso e volentieri, è rappresentata dagli stipendi, che a Milano non sono commisurati al costo della vita in città. I neo assunti in Atm guadagnano circa 1.200 euro al mese, e considerando che per fare quel lavoro bisogna spendere circa 5.000 euro per le patenti, le abilitazioni e tutte le varie visite per ottenere l’abilitazione, i conti non tornano. Ed ecco quindi i bonus per cercare di tamponare le perdite.

Un discorso analogo lo si può fare anche per i dipendenti di Comune e Città Metropolitana. Spesso e volentieri, infatti, per ricoprire la stessa posizione lavorativa all’interno di un’amministrazione pubblica si guadagna di più altrove rispetto a Milano. Ma non sono solo i soldi il motivo dell’ emorragia costante. Tanto che i delegati delle varie sigle sindacali hanno messo sul piatto di Palazzo Marino una proposta per arginare le dimissioni di massa: concorsi meno selettivi e più aderenti alle vere necessità del Comune. E’ un po’ la stessa solfa delle selezioni per l’insegnamento:  viste le bassissime percentuali di ammessi, forse sarebbe opportuno ricercarne le cause che non sempre riguardano la scarsa preparazione dei candidati. Anche perché i posti vacanti cominciano a essere parecchi e nessuno vorrebbe mai arrivare a centellinare i servizi causa assenza di personale. Senza dimenticare il fatto che la mobilità pesa molto anche in questa settore. Lo schema e semplice: l’importante è ottenere il posto, con l’obiettivo di migrare altrove o meglio ancora tomare a casa grazie alla mobilità.”

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